Site icon L'imBECcata di Franco Bechis

Fa male questa inflazione

Pres Draghi Auditoriun conciliazione

Cara ci costa davvero la guerra- per ora fredda- fra Russia e Ucraina con la Nato di mezzo. Non solo per quella bolletta di gas e luce che continua a salire senza sosta dallo scorso autunno e che viene rincorsa dal governo di Mario Draghi mettendoci una pezza alla bell’e meglio. Il guaio è quel 4,8% a cui secondo l’Istat è salita l’inflazione italiana che era già pesante a fine anno, visto che si è chiuso con il 3,9%. Perché inflazione chiama inflazione e più direttamente per le tasche degli italiani altri rincari, che rischiano di fare ballare davvero tutti proprio nell’anno in cui ci si aspettava la tanto celebrata ripartenza del Paese.

Fin qui infatti l’esecutivo ha inseguito l’aumento delle bollette mettendo risorse importanti per non farlo pesare subito nelle tasche degli italiani, almeno di quelli in condizioni più difficili. Ma quegli interventi non incidono sull’origine del problema, che è l’aumento di prezzo delle materie prime (solo quello del gas naturale è cresciuto di sette volte rispetto all’inizio della pandemia) che incide inevitabilmente sul paniere del costo della vita. E se l’inflazione, soprattutto quella non buona come questa, sale alla fine incide sulle tasche degli italiani in molti altri modi. Dico non buona perché non è la ripresa a farla salire per la crescita dei consumi, come accade ad esempio oggi negli Stati Uniti: è solita subita, e finisce con il contare di più la propensione ai consumi danneggiando pure quei risparmi in cui si rifugiano gli italiani.

Da inizio autunno sentiamo ripetere da esperti governativi che quei prezzi schizzano in alto peer le tensioni geopolitiche, solo temporanee, ma quando tutti si tornasse alla ragione scenderanno. Può essere, ma le tensioni perdurano ed è perfino peggio così, tanto è che ogni mese il costo della vita aumenta e si rischia sia così ancora nel breve e forse pure nel medio periodo. Poi non c’è solo geopolitica in ballo: l’energia rincara perché le fonti rinnovabili su cui hanno puntato molte economie occidentali si sono rivelate improvvisamente più scarse di quel che si immaginava. Se non tira vento nelle aree del mondo dove si raccoglie l’eolico- come è accaduto in modo imprevisto nell’ultimo anno- le risorse diventano più scarse di quelle tradizionali. E si finisce nei guai come sta accadendo ora.

La durata di questi rialzi è decisiva per evitarne altri. Perché se si stabilizza una inflazione ampiamente sopra il 4 per cento oltre ad erodere con evidenza il valore dei risparmi degli italiani si andrà a provocare altri rincari legati all’indice del costo della vita. Come quello degli affitti, legati da contratto all’indice Istat. E naturalmente perderebbero potere di acquisto sia gli stipendi dei lavoratori che le pensioni erogate solo parzialmente interessate da meccanismi automatici di perequazione. Dunque il paese invece di crescere si impoverirebbe, lasciando alla contrattazione privata la sola possibilità di recuperare almeno un pizzico del potere di acquisto perduto. Siccome quel che accade da noi non è così differente dalla crescita del costo della vita nei principali paesi europei (lo è di più solo per la dipendenza energetica dell’Italia), è evidente che si pone un problema tassi per quella la Bce la cui governatrice, Cristine Lagarde, è sembrata temere più di tutti una crescita stabile dell’inflazione. Dovessero crescere per questo i tassi (ipotesi al momento ancora esclusa ma nei mesi inevitabile), sarebbero guai seri anche per la finanza pubblica italiana.

Con questi chiari di luna è stato davvero saggio lasciare a palazzo Chigi l’italiano che più conosce questi problemi: Mario Draghi. E’ un momento delicato però per le scelte del governo, e davvero non c’è troppo tempo da perdere in piccole discussioni politiche. L’inflazione e le sue cause sono l’emergenza del momento (non c’è Pnrr che possa aiutare in questo) e va affrontata con il piglio che deve avere un governo di così larga maggioranza. Mettendo da parte ambizioni, gelosie e polemiche politiche fra i vari leader.

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