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Se il morbillo è importato dai migranti, il decreto vaccini è inutile

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Da cosa è originata in Italia l’epidemia di morbillo che senza dubbio è in corso e che ha portato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il governo di Paolo Gentiloni a varare fra mille polemiche il famoso decreto sulle 10 vaccinazioni obbligatorie? La risposta alla domanda ufficialmente finora non è stata data. Il numero di casi è esploso in sostanziale coerenza con i dati sulla prima vaccinazione e con quelli sui richiami obbligatori, che effettivamente sono più bassi di quanto raccomandato dall’organizzazione mondiale della Sanità. Ma lo erano anche negli anni precedenti, quando non c’erano numeri da epidemia in Italia.

Qualche dubbio sull’origine della nuova diffusione del morbillo in Europa è stato avanzato dalla ECDC, l’agenzia europea per la prevenzione delle malattie, che ipotizza nei suoi ultimi rapporti che la ripresa della malattia possa essere da “importazione”. Il data base europeo però non aiuta, perché molti paesi non registrano la nazionalità di origine dei malati, e quindi non si possono fare analisi certe. Sicuramente il morbillo era presente in molti paesi africani ed asiatici da cui sono partiti flussi di recente immigrazione in Europa.

L’unico rapporto reso pubblico su questa materia dall’autorità sanitaria italiana risale alla fine del 2015, e a questa ipotesi delle autorità sanitarie europee dà fondamento. A censire lo stato di salute dei migranti e la diffusione delle malattie è lo Speim (Salute Pubblica ed Emergenza Immigrazione) dell’Istituto superiore della Sanità. I dati sono protetti dalla privacy, e accessibili solo agli operatori del settore. Però è stato pubblicato per sommi capi una sola volta il 16 novembre 2015 il rapporto finale sulla “sorveglianza sindromica per le malattie infettive rivolto alle popolazioni migranti ospitate nei centri per immigrati”.

Il periodo esaminato è quello fra il primo marzo e il 31 agosto del 2015 in 22 dei 32 centri identificati dalla Regione Sicilia, con una popolazione media giornaliera di circa 6-7 mila unità (il più grosso- il Cara di Mineo ne aveva 3.330). Sono state censite 2.531 “sindromi” che hanno causato 48 allerte e 16 allarmi gravi. Di queste 2.496 sono state classificate come “infestazioni”, e il rapporto spiega che sono dovute “essenzialmente a casi di scabbia e per la malattia febbrile con rush cutaneo dovuto a casi di morbillo e/o varicella”.

Anche se non vengono forniti i numeri dell’una e dell’altra malattia, è la prima spiegazione plausibile della ripresa ormai epidemica dei casi di morbillo in Italia fra il 2016 e il 2017, in presenza più o meno dello stesso numero di vaccinazioni degli anni precedenti. Anche questa malattia- che è alle origine di tutte le polemiche che hanno accompagnato il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie in Italia- è dunque sicuramente di importazione. Il problema ora è vedere come quell’obbligo vaccinale verrà rispettato nei centri di accoglienza e nelle strutture per i richiedenti asilo e profughi, perché se il focolaio è lì originato serve assai a poco il decreto Lorenzin così come è stato immaginato: quei bambini non vanno naturalmente nelle scuole dell’infanzia, e la malattia è diffusa anche fra gli adulti, visto che l’età media dei contraenti risulta essere di 27 anni.

I rapporti dell’agenzia europea ECDC spiegano nel dettaglio che stessa origine (importazione dai migranti) hanno le nuove diffusioni di virus che sembravano o scomparsi o comunque assai ridotti in Europa. Come nel caso della tubercolosi, “importata dai migranti, che ne sono affetti in maniera del tutto non proporzionale alla media dei casi nella popolazioni native in Europa”. O per la ripresa dei casi di infezione da Hiv (Aids), di importazione anche se con diverse origini nei vari paesi europei: in alcuni è dovuto all’immigrazione sudamericana, in altri all’immigrazione dall’Africa sub-sahariana.

Quattro casi su dieci di Epatite B registrati nei 18 paesi dell’area dell’Euro sono di “importazione”, anche se la percentuale oscilla molto di paese in paese con risultati prossimi allo zero in Estonia e il picco della Svezia dove il virus riguarda nel 96,1% dei casi immigrati. Anche la malaria è di “importazione” nel 99% dei casi registrati ufficialmente nei 28 paesi europei, e non lo è per i viaggi compiuti dagli europei in paesi esotici, essendo quei malati tutti nati in altri continenti.

Lo scopo dell’agenzia ovviamente non è quello di creare allarme o di dare armi alla politica per polemiche di qualsiasi natura, ma al contrario di dare istruzioni sempre più dettagliate ai governi europei per la prevenzione e la cura della salute dei migranti anche per cercare di limitare la diffusione di alcune malattie ed evitare contagi alla popolazione indigena.

Tbc e Hiv sono i due principali problemi che vengono dalla popolazione migrante, e non solo per i grandi flussi che l’Europa ha dovuto affrontare in questi anni, ma anche per l’arrivo da paesi fortemente a rischio di lavoratori stagionali che vengono ufficialmente richiesti dai vari paesi europei.

Entrambe le malattie sono monitorate tutti gli anni dall’ ECDC che sforna ogni sei mesi vari rapporti di aggiornamento della situazione ed eventuali successi nella profilassi. L’attenzione è necessaria perché ad esempio in dieci paesi europei si è registrato che più della metà dei nuovi casi di infezione da Hiv riguardano la popolazione immigrata. Anche qui il record è in Svezia, con il 75% dei casi. Poi ci sono Lussemburgo (71%), Islanda (67%), Irlanda (65%), Norvegia (60%), Danimarca (59%), Finlandia (54%), Francia (53%), Belgio (52%) e Malta (51%). L’Italia non figura in cima alla classifica, però lo stesso rapporto che è relativo al 2016 viene indicata come uno dei paesi che meno utilizza sui migranti il test dell’Hiv, e quindi i dati sulla diffusione della malattia per “importazione” sarebbero meno attendibili che altrove.

Per la malaria che dagli anni Settanta era stata completamente debellata nei paesi dell’Unione europea i dati sono invece più difficili da raccogliere, e variano moltissimo nei paesi membri. Secondo l’agenzia europea in questi anni in un solo paese europeo si sono registrati casi nativi, essendo riapparse zanzare anofele autoctone, e questo paese è la Grecia. Con percentuali che variano da paese a paese ma che raggiungono anche l’80% dei casi censiti, la malaria viene registrata solitamente in persone nate al di fuori dell’Europa ma da anni stabilmente residenti nel vecchio Continente che importano la malattia in occasione di vacanze o brevi ritorni nel paese di origine.

La Camera ha 5 mila quadri, i deputati ne fan comprare 29 per i loro uffici

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La Camera dei deputati è forse il più grande magazzino italiano di opere d’arte, solo in parte esposte: ne ha ben 4.866. Ma quando nell’ultimo anno si è dovuto ridisegnare gli spazi per creare qualche ufficio in più per i deputati che avevano perso la postazione nei palazzi esterni dopo la disdetta degli affitti, l’amministrazione di Montecitorio ha pensato bene di acquistare qualche stampina in più per non lasciare spoglie quelle pareti.

In tutta Italia il Pd si vende i posti nei cda delle società pubbliche. E fa soldi

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In gran parte dell’Italia la tassa è del 10%. In qualche provincia oscilla fra il 15 e il 18% A Mantova però c’è lo sconto: 8%. In Veneto va ancora più di lusso: 6%. A Siena invece è una mezza tragedia: 30%. Un manager pubblico deve stare attento alle composizioni delle giunte comunali, di città metropolitane, province e Regioni. Perché se lì comanda il Pd, scatta quella tassa: una parte dello stipendio che prenderà per fare il presidente, l’amministratore delegato, il direttore generale, il consigliere di amministrazione o il revisore dei conti deve essere versata nelle casse locali del partito di cui è segretario Matteo Renzi.

Milano, una valigia racconta la fuffa sulla sicurezza

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Una valigia. Abbastanza grande. Visibilissima con il suo colore lilla acceso e il manico alzato. Lì in mezzo alla piazza del Duomo di Milano. Sembra abbandonata sotto il sole del Mezzogiorno. Intorno zampettano i piccioni in attesa di qualche turista con briciole di pane. E’ proprio al centro della piazza, ma nessuno sembra notarla in questa domenica di agosto.

Appena premier Renzi fu alluvionato, ma lo sappiamo solo ora

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Se la notizia fosse stata divulgata all’epoca dei fatti, probabilmente a non pochi sarebbe venuto da toccare ferro. Così sono stati tutti zitti zitti nel febbraio 2014, quando Matteo Renzi arrivò a palazzo Chigi dopo avere assestato una robusta pedata all’inquilino precedente, Enrico Letta. Ma appena messo il piedino nel governo, Renzi allora fu alluvionato…

Ultimo tentativo, Alfano fa pipì…

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Angelino Alfano prova la carta estrema per le prossime elezioni e fa… pipì. L’intento è più nobile, e in effetti il leader centrista che non ha ancora ben chiaro se il suo futuro sarà a destra o a sinistra ha preso il coraggio a quattro mani e depositato all’ufficio italiano brevetti e marchi- registrandolo- il simbolo del Partito popolare, che in sigla suona appunto pipì (Pp). Non ci aveva pensato finora nessuno di quelli che aderiscono al partito popolare europeo, nemmeno Silvio Berlusconi che di simboli politici ne registra parecchi…

Strano tipo il Rota dell’ Atac che tifava per le corna a Salvini

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Una cosa è certa: nella sua breve e sfortunata esperienza romana il fu direttore generale dell’Atac, Bruno Rota, di tempo deve averne avuto non poco per alzare il capo dai disastrati bilanci dell’azienda dei trasporti pubblici della capitale. Lo si deduce da due fatti. Primo, Rota non ha preso visione di nessun dato finanziario Atac recente: quelli che ha fornito nell’intervista dell’addio (1,3 miliardi di debiti etc…) erano relativi al 31 dicembre 2015, e cioè a due direttori generali fa. E per altro erano dati pesanti, ma comunque meno peggio di quelli dell’anno precedente (in cui il debito era di 1,5 miliardi). Insomma, i dati veri non li conosceva. E nulla ha saputo dirci su cosa è Atac a quasi due anni da quei numeri…

Mercato? Concorrenza? Non dite baggianate su Fincantieri

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Bisognerà aspettare settembre dunque per sapere che accadrà di Fincantieri e dei cantieri di St. Nazaire: l’incontro agostano fra i governi di Francia e Italia non è servito a molto per trovare una soluzione alla nazionalizzazione scelta da Emanuel Macron che chiuderebbe le porte alla offerta italiana che si basa sul raggiungimento della maggioranza delle azioni dei cantieri che oggi fanno gola anche grazie ad alcune maxi commesse ricevute da Msc Crociere.

Con gli sms degli italiani si paga la sede del comune di Arquata

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Per undici mesi 33 milioni versati dagli italiani per aiutare i terremotati di Amatrice e dintorni sono stati congelati, ora forse verranno sbloccati e utilizzati per tutto meno che per i terremotati. Le donazioni furono fatte a partire dal 24 agosto 2016 attraverso sms o bonifici su un conto Mps ufficialmente per aiutare i terremotati di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e poi tutti quelli colpiti dalle scosse successive che hanno allargato il cratere della sventura in quattro regioni: Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria.

Il ladrone di Roma era il Pd, ma i pm chiusero mezzo occhio

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Con la sentenza della decima sezione penale del tribunale di Roma guidata dal giudice Rossana Iannello non solo è stata cancellata nei confronti di molti imputati- a cominciare da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi l’accusa di associazione mafiosa, sconfiggendo la tesi principale della procura guidata da Giuseppe Pignatone (che titolò l’inchiesta “Mafia Capitale”). Ma i pm hanno avuto dalla corte anche un’altra correzione sostanziale: avevano chiuso un pizzico di occhio sul Pd, cercando di andare con la mano leggera sul partito guidato da Matteo Renzi.

La figuraccia ad Expo, l’sms di Landini: ecco i veri segreti di Renzi

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Premetto: “Avanti”, il libro di Matteo Renzi che ormai conoscerete a memoria perché non c’è giornale e canale tv che non l’abbia presentato e anticipato, per due terzi è un libro noiosissimo che riflette la bulimia del suo autore e non riesce ad andare al di là della propaganda un po’ stantia. Ma quel libro è anche una grande occasione mancata, perché poteva essere il racconto di quel che non era noto, il potere svelato dietro le quinte da chi ce l’ha avuto in mano più di mille giorni, la rivelazione di qualche segreto di palazzo.

Per ordine di Emanuele Fiano arrestate quest’uomo

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Sì, se diventasse legge la proposta di Emanuele Fiano sui simboli fascisti che improvvisamente sta scaldando questo luglio, potrebbe passare qualche guaio anche il segretario Pd Matteo Renzi, e chissà… magari finire pure in galera. Il web è pieno di ritratti di Renzi con la mano destra tesa che potrebbero sembrare al giudice di turno propaganda fascista, e fare aprire anche solo un fascicolo giudiziario grazie a quella straordinaria castroneria che si è inventato Fiano…

Gentiloni maniaco delle pulizie, ne fa il doppio di Renzi

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Non è mica come il suo predecessore, che tirava un po’ via e se anche la scrivania aveva una montagna di scartoffie, pazienza. No, Paolo Gentiloni è un premier precisino precisino, assai diverso da Matteo Renzi. Odia il disordine, e se per caso deve ricevere qualcuno di importante in ufficio non tollera nemmeno un’ombra di polvere, o un povero acaro in giro. Così anche se tutti i giorni vengono effettuate nel suo ufficio come in quello di tutti i collaboratori a palazzo Chigi regolari pulizie in convenzione Consip- naturalmente affidate alla ditta di fiducia (la Romeo Gestioni di Alfredo Romeo) Gentiloni è un fan della pulizia extra.

Banche venete, Padoan regala l’immunità a Zonin & c

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Per Veneto Banca e per la Banca popolare di Vicenza il governo di Paolo Gentiloni ha osato quel che non se la sentì di fare nemmeno il governo di Matteo Renzi nei confronti di Banca Etruria, Banca delle Marche, e Casse di Ferrara e di Chieti: dare un sostanziale salvacondotto agli ex amministratori che hanno gestito quegli istituti di credito portandoli al crack.

Chapeau a Grasso per quel libro e per il suo no in Sicilia

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Mi è capitato più volte di osservare dalla tribuna del Senato Piero Grasso mentre presiedeva l’assemblea di palazzo Madama, e altrettante ho assistito nell’altro ramo del Parlamento a sedute guidate da Laura Boldrini. Il confronto fra i due è talmente sproporzionato, che ho maturato una istintiva simpatia per Grasso. Un po’ per la sua capacità di sdrammatizzare situazioni difficili con la battuta giusta al momento giusto o per le faccette in cui si esibisce che valgono più di molti noiosi discorsi. Un po’ per il parallelo con l’altra, sempre respingente, del tutto priva di spirito, specialista nell’ingarbugliare grazie al pessimo carattere situazioni semplici.