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Quell’ucraino simbolo come a Tienanmen

A mani nude contro gli invasori

Un uomo solo, a mani nude. Davanti a una sfilata di mezzi militari e soldati russi. E’ accaduto la mattina del 25 febbraio per le strade dell’Ucraina percorse dagli invasori, militari russi. Lui che si sbraccia e sembra dire: “Non qui, via. Tornate da dove siete venuti”. Chissà chi è qui in aperta campagna. Forse un contadino, forse un abitante del paese vicino che tenta il gesto della disperazione. Ma nel suo piccolo questo eroe ucraino che prova a fermare la guerra come può è un simbolo. Come lo studente di piazza Tienanmen di fronte al carro armato che esita in un altro tempo e in un altro regime

Un Green Pass da Tafazzi

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In tutti gli altri paesi di Europa o sono già state ritirate le norme più restrittive per fermare la circolazione del coronavirus o è stato annunciata l’abrogazione a breve: via mascherine all’aperto (come accadrà anche in Italia), via pure quelle al chiuso (e da noi non si sa), abolizione del green pass rafforzato dove c’era, riapertura di esercizi commerciali la cui attività era stata sospesa, aumento della capienza di teatri, cinema, impianti sportivi senza particolari vincoli all’accesso.

Fa male questa inflazione

Cara ci costa davvero la guerra- per ora fredda- fra Russia e Ucraina con la Nato di mezzo. Non solo per quella bolletta di gas e luce che continua a salire senza sosta dallo scorso autunno e che viene rincorsa dal governo di Mario Draghi mettendoci una pezza alla bell’e meglio. Il guaio è quel 4,8% a cui secondo l’Istat è salita l’inflazione italiana che era già pesante a fine anno, visto che si è chiuso con il 3,9%. Perché inflazione chiama inflazione e più direttamente per le tasche degli italiani altri rincari, che rischiano di fare ballare davvero tutti proprio nell’anno in cui ci si aspettava la tanto celebrata ripartenza del Paese.

Salvini e di Maio dichiarano guerra all’Onu

Hanno minacciato più volte una dichiarazione di guerra all’Unione Europea, minacciando -come aveva già fatto Matteo Renzi– di tagliare i contributi a Bruxelles. Con la manovra economica contenuta nella legge di bilancio 2019 invece l’Italia del governo gialloverde di Matteo Salvini e Luigi Di Maio ha deciso di dichiarare guerra all’Onu e al suo segretario generale Antonio Guterres.

C’è una talpa al ministero Economia. L’ha scovata la Castelli salvando Tria sul tax free

Proprio su L’Imbeccata avevamo raccontato come fosse in azione la grande lobby delle multinazionali del tax free shopping, che per l’ennesima volta sfruttando i canali che aveva all’interno del Partito democratico aveva provato a fare saltare l’entrata in vigore della fatturazione elettronica, che avrebbe reso più trasparente quel settore (vendite a turisti extra Ue) e consentito l’ingresso sul mercato di soggetti terzi in modo da spezzare il duopolio esistente. Proprio alla vigilia del voto sul milleproroghe però il governo ha scoperto un fatto clamoroso.

Il Pd è lobby continua? Loro giurano innocenza, ma sul tax free shopping sembra di sì. Botta e risposta

Una volta la sinistra italiana si contraddistingueva per la sua capacità di fare “lotta continua”. I tempi sono cambiati, e non è detto che sia un male. Oggi però il principale partito di quell’area, il Partito democratico, è diventato “lobby continua”. Coccolato per troppo tempo in salotti e accarezzato dai poteri forti, è sempre in prima fila nel difendere gli interessi di gruppi nazionali e internazionali. Dopo le polemiche sul caso Autostrade e i favori dispensati al gruppo Benetton fin dal governo di Romano Prodi del 2007, ancora una volta il Pd decide di travestirsi da lobbista di lusso in questo caso per difendere il duopolio in Italia di multinazionali.

Noooo, la Cirinnà pronta a un’altra battaglia talebana: quella vegana

Immaginatevi la scena. Istituto alberghiero di questa o quella città. Oggi a fare lezione c’è un famoso chef. E inizia la cosa a insegnare la più semplice: come cucinare due uova al burro. Noooo! Tumulto in sala. “No, le uova no! Il burro? Orrore! Mi appello alla dichiarazione universale dei diritti umani, firmati a Parigi il 10 dicembre del 1948 per fare valere il mio diritto all’obiezione di coscienza”.

Giallo al Quirinale: chi s’è preso il trolley di Cottarelli?

Bisognerebbe fare scatenare Federica Sciarelli e il suo Chi l’ha visto? Perché da una settimana c’è un giallo- una scomparsa- che non riesce a trovare soluzione. Pochi l’hanno notato, perché in fondo è stata una meteora risucchiata poi da ben altri avvenimenti. Ma lunedì 28 maggio al Quirinale insieme a Carlo Cottarelli che ha ricevuto l’incarico più fantasma della storia della Repubblica sono entrati altri due oggetti: uno zainone che portava sulle spalle, e un trolley che si tirava dietro, con i probabili ricambi utili all’occasione…

Ricordiamoci i campioni al governo in questi anni

Oh, sì. L’alleanza fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini non è naturale: si sono scontrati in tutta la campagna elettorale. I due non sono espertissimi di governo? Vero. Unire i loro programmi è utopia? Possibile. Però ricordiamoci gli ultimi venti anni, tutti i campioni che sono sfilati a palazzo Chigi e dintorni, il fallimento di ogni programma presentato, l’Italia che di anno in anno è andata indietrom, fino all’ultimo posto nella Ue raggiunto nelle ultime settimane. E chiediamoci: c’è davvero il rischio di fare peggio? E’ matematicamente impossibile…

Salvini-Di Maio, attenti a Mattarella che vi trasforma in Tsipras

C’è un rischio non proprio piccolo che corrono nelle ore decisive in cui Matteo Salvini e Luigi di Maio provano un accordo per la formazione di un governo “del cambiamento”. Quel rischio ha un nome e una storia ben nota in Europa: Alexis Tsipras, il rivoluzionario greco che arrivato al potere con la sua Syriza ha dovuto scendere talmente a patti con il diavolo da avere fatto cose che non avrebbe osato manco il Mario Monti ateniese a braccetto con la sua Elsa Fornero.

Doccia fredda per Luigi Di Maio prima del Quirinale

Giovedì 12 aprile in calendario era una data importante per la politica italiana. Al Quirinale secondo giro di consultazioni dopo il voto del 4 marzo, con una situazione politica che sembrava un pizzico meno complicata dei giorni precedenti. M5s e Lega hanno ripreso a tessere la tela per un possibile nuovo governo, i toni si sono fatti più soft. Uno dei protagonisti del momento, Luigi Di Maio, è arrivato alla Camera con la sua piccola utilitaria tutto solo, sostando negli appositi spazi del cortile del parcheggio riservato ai deputati. Gli arriva una telefonata e risponde restando chiuso in auto.

Gentiloni nervoso si fa 3 mila euro di caffè. E Minniti gli sfila la poltrona

Era un po’ di tempo che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sembrava parecchio nervoso. E ora si è scoperto perché dalla lista degli acquisti di palazzo Chigi. Il primo di febbraio nonostante la sua poltrona sia ormai in scadenza, si è fatto comprare dal dipartimento servizi strumentali di palazzo Chigi, una maxi-scorta di caffè. Una fornitura da 3.223,44 euro più Iva acquistata dal gruppo di distribuzione alimentare Giovinazzo srl per “acqua, zucchero, caffè, bicchieri di plastica e palettine”. Aveva fatto pure una gara per farselo andare giù. Ma nessuno si è presentato, così si è dovuto bussare alla porta di Giovinazzo che era già fornitore ufficiale di Gentiloni.

La notizia di Macerata è il massacro di Pamela, e Gentiloni dovrebbe tacere

Una ragazza- poco più di una bambina- è stata fatta a pezzi, il pube asportato, inserita in due trolley, abbandonata dopo avere lavato quel che restava del cadavere con la conegrina. Si chiamava Pamela Mastropietro, e il presunto assassino, un nigeriano che apparteneva a quella comunità sbandata e in parte clandestina e aveva in casa i suoi vestiti sporchi di sangue, è stato arrestato. Un giovane fuori di testa- Luca Traini– letta la notizia ha pensato di fare il giustiziere per tutti, vendicando Pamela prendendo a pistolettate gruppi di nigeriani. Ne ha ferito qualcuno che non è in pericolo di vita, è stato arrestato ed è in carcere.

La Serracchiani dal Papa la spara grossa e fa rischiare un guaio agli Yazidi

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La presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani mercoledì 24 gennaio è andata all’udienza generale di Papa Francesco in San Pietro e ha rischiato per la sua beata ignoranza di combinare un mezzo macello. Davanti ai giornalisti, quasi lei fosse stata l’ospite di onore, ha pensato di ringraziare il pontefice rimpendolo di lodi che in campagna elettorale magari portano qualche votarello in più a quel Pd di cui resta membro della segreteria nazionale.

Bankitalia spieghi a Mps che il loro imprenditore modello è De Benedetti

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Domani mattina fondo una società, la indebito fino all’osso, poi allargo le braccia e spiego che quei soldi non li posso restituire e la società la metto in vendita. Non la compra nessuno? E allora se la prendano le banche che avevano prestato quei soldi. Certo, mi spiace che una di quelle rischi di andare gambe all’aria con quei debiti. Ma non è più affare mio. Adesso non ho tempo di discuterne, perché sono atteso in Banca di Italia dai suoi vertici che mi riceveranno come un eroe