Segreti

Vecchio Pd e scelta civica salvano i vitalizi dalla scure di Richetti

9 Ago , 2015  

Non capita spesso, ma c’è un parlamentare che ne ha fatta una giusta. Si chiama Matteo Richetti, è nel Pd praticamente il solo renziano restato tale anche senza assegnazione di poltrona. Ha presentato un disegno di legge di una chiarezza e semplicità esemplare per abrogare i vitalizi di cui godono gli ex parlamentari e gli ex consiglieri regionali trasformandoli tutti (anche quelli in essere) in una pensione contributiva identica a quella che hanno e avranno tutti gli altri italiani dopo la legge Fornero. Richetti è riuscito a fare firmare quel testo da altri 73 deputati Pd, tutti giovani, un po’ appartenenti alla maggioranza e un po’ pure alla minoranza. Tutti però colpiti dall’inchiesta di Libero sui “Papponi delle pensioni”, che ha dimostrato come centinaia di ex parlamentari grazie al vitalizio hanno oggi ricevuto 1 o anche 2 milioni più di quel che hanno versato negli anni in cui erano eletti. Applausi a Richetti? Da noi sì. Ma a Palazzo no.In pochi giorni il resto del Pd invece di firmare quel testo che meritava, si è riunito intorno a una proposta lanciata dalla Pd savonese Anna Giacobbe, che ha il solo scopo di fare ostruzione a Richetti prendendo in giro un po’ tutti. Lascia in vita i vitalizi, limitandosi a dire che d’ora in avanti se ne può ricevere uno solo, anche se oggi corrono due o tre assegni (ex parlamentare, ex parlamentare europeo ed ex consigliere regionale). Pone poi un tetto massimo all’assegno (80 per cento dell’ indennità parlamentare), che è addirittura più alto di quello esistente. Una burla dunque. E non è la sola, perchè anche altri si stanno organizzando. C’è una seconda beffa già depositata da Scelta Civica.

Il primo firmatario è Andrea Mazziotti di Celso, capogruppo alla Camera dei deputati, con un testo che va in direzione opposta ai propositi annunciati. Sposando la bufala assoluta secondo cui sarebbe la Costituzione a garantire i vitalizi dei parlamentari (nemmeno un comma lo fa), la bella trovata è quella di inserire nella prima volta addirittura in Costituzione il diritto dei parlamentari a ricevere un vitalizio o una pensione. Poi si aggiunge che questo deve essere “proporzionato” agli anni passati in Parlamento e ai contributi versati, frase che così non significa un fico secco e in compenso avrebbe l’effetto di bloccare per un paio di anni qualsiasi discussione sui vitalizi, e di demandare poi a legge ordinaria successiva il dettaglio di quella “proporzione”. Speravamo che in un sussulto di dignità gli altri parlamentari- anche quelli di centro destra e i 5 stelle, apponessero la loro firma sotto la legge Richetti facilitandone una rapida approvazione. Ma non sembra questa l’aria che circola dalle parti della casta…

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