Romanzo Quirinale

Silvio va da Minzo & c: stronzi, avevate ragione su Renzi

30 Gen , 2015  

Quattro del pomeriggio, Montecitorio. Denis Verdini si alza dal banco nell’aula dove era assediato- un po’ infastidito- da un gruppetto di donne azzurre che gli rivolgevano mille domande. Si svincola da Daniela Santanchè e Manuela Repetti e imbocca l’uscita. Mezz’ora dopo scuro in volto appare nell’aula del gruppo dove Silvio Berlusconi sta annunciando la decisione di votare scheda bianca anche alla quarta votazione e celebrando di fatto il funerale del patto del Nazareno, che si “è perso a metà strada”. Verdini non prenderà la parola. Nel suo entourage dicono che sia furioso con Matteo Renzi. Berlusconi- che tutta la mattinata ha avuto la tentazione di convergere in extremis su Mattarella- affronta già la nuova situazione. Fa moine al candidato che ha scelto di non subire, dice apertamente che la scheda bianca è un segno di rispetto verso la sua persona, rivela anche una telefonata a Mattarella avvenuta di primo mattino. berlusconi26Poi guarda al suo partito. In seconda fila c’è Augusto Minzolini, che non ha mai nascosto la sua avversità al Nazareno e su gran parte dei contenuti del patto ha votato in modo difforme dalle indicazioni. Berlusconi va verso di lui, gli tende la mano, e sorride: “ti sei comportato da stronzo in questi mesi. Però avevi ragione tu”. Poi avanza verso Cinzia Bonfrisco, fittiana, e attenua appena i toni: “sei stata un po’ stronza. Ma avevi ragione”. Il tam tam non dice se il mesto pellegrinaggio personale è continuato a lungo, raggiungendo uno a uno tutti i dissidenti. Ma è evidente che il leader di Forza Italia dopo la batosta di Mattarella vuole serrare le fila dei suoi. Anche perchè all’interno- come accade nel momento delle sconfitte brucianti, volano gli stracci. Dicono che Verdini abbia messo in guardia dai fittiani, che potrebbero votare Mattarella per fare l’ultimo dispetto a Silvio. Loro si stanno organizzando per cercare un voto di bandiera al posto della scheda bianca, per mostrare che se qualcuno fa scherzi è da cercare altrove.

nichivendolaMentre nell’aula del gruppo di Forza Italia si affrontavano i maldipancia, in Transatlantico e dintorni si respirava quasi euforia all’interno del partito democratico. E non solo lì. Nichi Vendola era addirittura raggiante, passando da una postazione televisiva all’altra. Anche a Libero spiegava : “stiamo votando una candidatura di bandiera come quella di Luciana Castellina. Ma alla quarta convergeremo su Mattarella. Un candidato che mi piace perchè mette in crisi il patto scellerato del Nazareno, e non lo nascondo. Ma- e lo dico gramscianamente- anche perchè l’uomo saprà mettersi in connessione sentimentale con il dolore del Paese”. Vendola si spingeva perfino oltre: “se si vota Sergio Mattarella con un’altra maggioranza, non si può dire che questo automaticamente rompe o fa deflagrare il quadro dell’attuale maggioranza di governo. Ma non si può neanche dire che nulla cambia. Penso che si apra una fase interessante”. E nella minoranza Pd, quella di sinistra sinistra, il clima non era diverso. Da Pippo Civati a Stefano Fassina, da Pierluigi Bersani a Miguel Gotor, tutti sorridenti, quasi felici. L’idea che la candidatura Mattarella provochi la caduta del patto del Nazareno, ha improvvisamente fatto sparire le divisioni. Non c’è nulla da fare: quella parte del vecchio Pd si tiene ancora insieme, ha come linfa vitale l’anti-berlusconismo. Fino ad arrivare ad elogi che sembravano improbabili nei confronti di quel Mattarella che fu al governo del Paese e in qualche modo passò alla storia firmando da ministro della Difesa sia l’accordo sugli F35 che la guerra del Kossovo (quando lui era vicepremier con delega ai servizi e presidente del Consiglio era Massimo D’Alema). Tutto però passa in cavalleria, ora, e non c’è davvero aria di scherzetti diabolici nel segreto dell’urna. Salvo l’entourage stretto di Renzi che anche scaramanticamente esibisce cautela (“aspettiamo, non è ancora fatta”), tutti gli altri già stanno discutendo del dopo-Mattarella, del cambio di maggioranza di governo, di nuovi orizzonti, del premier che potrebbe trasformarsi improvvisamente nell’Alexis Tsipras italiano. “Ha fatto un capolavoro questa volta”, gongola il renziano Matteo Richetti, che pure era stato critico sulle mosse del suo idolo in questi mesi, “sorprese? Sì, una: avrà più voti di quelli che contiao in partenza”, e che sarebbero circa 580 con Pd. Sel e fuoriusciti grillini. Ma come? E gli altri candidati Pd che si sentivano in corsa? Non faranno scherzetti? Non parla Anna Finocchiaro, non sono lì i Walter Veltroni e i Piero Fassino. Ma è grande elettore un altro candidato che era dato in pole come Sergio Chiamparino, che si schermisce: “per me è già stato un grande onore entrare nella decina di papabili per il Quirinale. Sa, io sono uno che giocava a biliardo in un bar di Moncalieri, chi avrebbe mai aspirato anche solo a quello?”.

Conferenza stampa di Rosario Crocetta per lo sviluppo ferroviario della SiciliaSeguiamo allora il filo tessuto da Richetti: i voti in più. Nei corridoi si racconta di telefonate fatte dallo stesso Renzi ad alcuni parlamentari siciliani dell’area centrista e forzista, che avrebbero colto nel segno. Uno di loro confida a un collega: “Sai che da sei mesi cercavo un appuntamento con Angelino Alfano e solo una volta sono riuscito a parlare con una segretaria? Oggi mi ha telefonato il presidente del Consiglio in persona”. Scuote la testa Renato Schifani: “Mattarella potrebbe avere il fascino del richiamo della sicilitudine? Una certa forza l’ha. E infatti nessuno di noi discute l’ottima persona. Abbiamo sollevato solo la questione di metodo. Ci hanno chiesto due candidati e noi ne abbiamo offerti ottimi: Pierferdinando Casini e Giuliano Amato. In cambio non possono imporci un solo nome dicendo o quello o nulla. Ma sono tranquillo: avremo rispetto per Mattarella, ma non credo che ci siano voti in uscita richiamati da quella sicilitudine”. Sembra più un auspicio che una certezza. E invece questa ultima è ben presente in uno che la “sicilitudine” la conosce bene, come il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. “ Io credo che invece quel richiamo ci sia, e che dalla mia terra arriveranno per Mattarella voti sicuramente dai parlamentari Udc e Ncd e probabilmente anche di quelli di Forza Italia. C’è un motivo in più, che non nascondono nei colloqui privati: facevano parte dello stesso partito, la Dc. E questo conta. Poi sì, la sicilitudine è forte, più forte di tante altre teorie”. Crocetta dice di averlo provato sulla propria pelle: “Fui processato dal mio partito, che allora era il Pci, perchè ero gay. Ma come dice Umberto Bossi a volermi fare fuori erano quelli di Roma, anche se all’epoca non era facile esser gay in Sicilia e nel pci. Venne giù per farmi fuori il padre di Massimo D’Alema. Ma fecero barricate per me i dirigenti siciliani. E vinsero. Vinse la sicilitudine. Vedrà, peserà anche in questa vicenda e avremo positive sorprese”.

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  1. […] Jan 2015intelligo0Su L’Imbeccata di Franco Bechis, il giornalista sempre informatissimo dei fatti, offre una lettura dei fatti (di ieri) frizzante e […]

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