Retroscena

Gianni Cuperlo svela come la satira uccise il PCI

12 Lug , 2016  

Confessioni in libertà di Gianni Cuperlo seduto all’ombra nel cortile di Montecitorio. Qualcosina su Matteo Renzi, cui riconosce nella diversità di opinioni “una disarmante sincerità. Non è uno che le fa senza dirtele. Te lo dice e lo fa”. Un pizzico di autocritica: “Il problema è a dire il vero nostro. Perché quando Renzi vinse il congresso in quel modo, noi abbiamo pensato che sì, poi tutto avvenisse nella tradizione. Siamo stati scemi noi che non abbiamo creduto a quel che diceva”.

Eppure Cuperlo ha una certa esperienza di quel partito. Stava in direzione giovanissimo quando ancora era il Pci. E ha ancora fisso nei ricordi quando capì che il partito comunista aveva fatto il suo tempo: “Ben prima della svolta di Achille Occhetto alla Bolognina”, assicura l’esponente della minoranza Pd, “Mi resi conto che quel mondo stava finendo quando a una direzione si alzò in piedi (allora tutti lo facevano, solo il segretario parlava seduto) lo storico responsabile degli esteri Antonio Rubbi. Che protestò vivacemente, perché nei giorni precedenti il segretario del Pci aveva incontrato alcuni compagni segretari di partiti comunisti europei minori di Svezia, Danimarca e giù di lì. Rubbi si scandalizzò e disse: ‘Possibile che questa notizia non abbia trovato spazio da nessuna parte se non nella rubrica Chissenefrega di Cuore?’. Ecco, lì capii che era davvero finita…”.

alessandronattaCuperlo, che ancora oggi rimpiange di non avere accettato l’offerta di Renzi di dirigere l’Unità (“Ci avrei tenuto”, ammette) ha sempre seguito con passione l’editoria comunista. E oggi racconta divertito anche l’epoca dell’inserto satirico Tango, all’epoca di Alessandro Natta segretario del Pci. La satira di Sergio Staino pungeva pure il segretario del partito con “NatTango”, ritratto nudo e preso in giro per alcune posizioni di destra. Per l’epoca però si esagerava un po’. “E quando Emanuele Macaluso vide le bozze di un nuovo numero davvero irriverenti con Natta, invece di censurare propose lo scambio di prigionieri, immolandosi alla satira per difendere il proprio segretario e chiedendo di prendere in giro lui, che era molto più a destra…”

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