Retroscena

Amatrice, era il piano emergenza: terremoto? Tutti nella scuola (crollata)

30 Ago , 2016  

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Il piano di emergenza c’era ad Amatrice. Risaliva ad amministrazioni precedenti a quella dell’attuale sindaco Sergio Pirozzi, e poggiava su certezze che oggi appaiono grottesche. Perché in caso di terremoto come di alluvione si indicava una serie di strutture per il ricovero della popolazione. Due delle prime tre di quel lungo elenco di fatto non ci sono più: la scuola materna ed elementare di viale Saturnino Muzii, che era stata ristrutturata per la sua protezione antisismica nel 2012 con fondi pubblici, e l’Albergo Roma di via dei Bastioni che avrebbe dovuto pensare a 79 posti letto.

coverpianoLa terza struttura indicata all’inizio di quell’elenco come dormitorio per l’emergenza è il palazzetto dello Sport di via Picente per l’Aquila che è la sola ad avere resistito alle scosse. Erano poi indicati altri ricoveri fuori da Amatrice, essenzialmente case vacanze e agriturismi che in parte hanno resistito al terremoto e in qualche caso no, ma in ogni caso avevano scarsa possibilità di ospitare sfollati. Tutte strutture che erano state indicate per la loro scarsa vulnerabilità anche ai “rischi di carattere idraulico e idrogeologico per il territorio comunale di Amatrice”, che evidentemente erano l’altro problema della cittadina reatina.

introducericoveriamatriceMa l’elenco individuava “specifiche aree di attesa per la popolazione (luoghi sicuri nei quali viene fatta raccogliere la popolazione nel caso di evacuazioni preventive)”, aggiungendo che “anche in relazione al rischio sismico, e alla non prevedibilità dell’evento, le aree indicate saranno utilizzate quali aree di ricovero per la popolazione in considerazione dell’assenza di strutture sopraelevate o di altri rischi connessi con gli eventi sismici”.

DSCN1589Adesso bisogna capire come fosse stato identificato quell’elenco, quali rilievi statici e collaudi fossero stati effettuati per definirli i soli luoghi sicuri in caso di evento sismico rilevante o di frane e alluvioni, perché a vedere quel che è accaduto probabilmente i controlli non erano stati fatti e non erano stati fatti a dovere. E ancora più grottesche sembrano nel piano di protezione civile comunale che ancora campeggia sul sito Internet del comune le istruzioni applicative fornite per l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 (varata dall’allora governo di Silvio Berlusconi) “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per la costruzione in zona sismica”, che stabilì l’appartenenza del comune di Amatrice alla zona sismica più rischiosa, quella in classe 1 (rischio sismico elevato).

DSCN1575Il comune di Amatrice spiegò che secondo la filosofia della ordinanza“per le opere i cui lavori siano già iniziati, e per le opere pubbliche già appaltate o i cui progetti siano stati già approvati alla data dell’ordinanza, possono continuare ad applicarsi le norme tecniche e la classificazione sismica vigenti. In tutti i restanti casi, fatti salvi gli edifici e le opere di cui al comma 3, la progettazione potrà essere conforme a quanto prescritto dalla nuova classificazione sismica di cui al comma 1”. Tradotto in pratica: qui il rischio terremoto è altissimo, e quindi d’ora in avanti potremo (attenzione, si dice “potrà” e non “dovrà”) costruire con criteri anti-sismici rigorosi. Ma se per caso i lavori sono in corso, o se non sono ancora iniziati, ma la procedura di appalto è in corso, si può fare finta di nulla e andare avanti con le vecchie regole. Bontà sua l’ordinanza chiedeva di verificare “sia gli edifici di interesse strategico e le opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, sia gli edifici e le opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso”. E anche questo chissà se è stato fatto.

messainsicurezzaComune di Arquata del Tronto (AP)Altro documento interessante che grazie al sito internet del comune sopravvive ad Arquata è il programma di fine mandato della precedente giunta comunale (anche in questo caso il sindaco non era quello attuale), che elenca una lunga e piuttosto costosa serie di lavori pubblici per mettere in sicurezza il territorio comunale e in qualche caso anche le abitazioni e le infrastrutture che oggi hanno provato il contrario (non erano un granché sicure). Ma da quel lungo elenco si deduce che il territorio aveva continue frane ed alluvioni proprio per la particolare disposizione del comune e del terreno su cui poggiava. Un elemento non secondario per decidere cosa fare domani, perché ricostruire nello stesso posto sembrerebbe un suicidio.

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