Reportage

Palermo, dove la polizia è lasciata sola e le Mafie ridettano legge

3 Ott , 2016  

Il cartello sul portone di legno indica “Polizia”, ma non è il solo. Perché dall’altro lato c’è scritto “Maico”. Il primo indica che lì c’è un commissariato. Il secondo si riferisce a un centro per sordomuti. Siamo a Palermo, nella centralissima via Roma, che parte dalla stazione ferroviaria e arriva nel cuore della città. Quel cartello- “Polizia”- si riferisce al commissariato Oreto, uno dei più importanti del capoluogo siciliano. Vigila su alcune delle zone più complicate del centro: la Vucciria, il mercato di Ballarò, quello del Capo.

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Via Roma davanti al commissariato Oreto

Nella zona del commissariato ci sono oltre 420 persone sottoposte a misure di prevenzione: qualcuno è agli arresti domiciliari, altri hanno l’obbligo di firma e ogni giorno debbono venire lì a siglare il registro. Ci sono mafiosi, stranieri arruolati dalla delinquenza locale, anche semplici ladruncoli. Ma quello di Oreto è un commissariato atipico. Sulla strada vedi il cartello, ma all’ingresso è un condominio come gli altri. C’è un gabbiotto con un portiere di mezza età. Indossa una canotta verde e legge un giornalino con i piedi allungati su una seggiolina. Non ti guarda nemmeno, né ti chiede dove vai. Il giornaletto che ha fra le mani lo prende troppo, e piuttosto che farsi gli affari altrui preferisce tirare l’ultima boccata del mozzicone di sigaretta.

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l’ingresso del commissariato Oreto

Entra un gruppo di turisti americani: sono arrivati quella mattina in città, e già buona parte di loro è senza portafoglio, borsetta, zainetto: scippati proprio lì nelle vie del centro. Vogliono fare denuncia. Il commissariato è su tre piani, quello principale è al primo. In mezzo ci sono due piani del Maico. L’ascensore si apre, e sembra affumicato. Lo stesso colore che ha una scatola dei fili della luce in cima alla “reception” del commissariato: hanno dato fuoco ad entrambi. Chi? Uno di quei 420 a cui non andava giù il peso di quella firma quotidiana. Nel commissariato e dintorni ne hanno combinate di ogni colore. Sventrato le poltroncine dell’attesa, rotto le sedie degli uffici senza farsi vedere, disattivato le telecamere di sorveglianza. Tutto resta così, ferito visibilmente perché la questura non ha risorse finanziarie per riparare il malfatto. Non che qui manchino i poliziotti: ce ne sono una settantina, e alcuni di loro sono anche famosi. C’è uno del gruppo che arrestò Totò Riina, ma non è gente da stare in ufficio ore e ore. Lavora in giro, partecipa ad indagini, è sempre di corsa perché ti chiamano da una parte all’altra della zona.

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Igor Gelarda, dirigente nazionale Consap

Niente soldi, è solo uno dei problemi. Il commissariato, grazie anche alle battaglie del sindacato di polizia Consap, che qui ha il dirigente nazionale Igor Gelarda, è riuscito ad avere dalla questura i fondi necessari a sostituire le telecamere di sorveglianza all’esterno del commissariato. Le volanti hanno un posto riservato all’angolo fra una viuzza e via Roma. Qualcuno dei 420 che si incazzano a mettere quella firma sul registro uscendo ha tagliato le gomme alle auto della polizia con un coltellino. Un altro è salito sul cofano della volante e ha pisciato sui vetri fra gli applausi di qualche passante. Erano stati filmati in un caso e nell’altro, ma erano irriconoscibili: le telecamere erano in funzione, ma antiquate e la risoluzione troppo bassa per identificare i volti. Si sono trovati i fondi, e ora ci sono telecamere nuove ad alta definizione. Il minimo necessario per fare vedere che un pezzo di Stato qui esiste ancora come ci spiega lo stesso Gelarda: “il Commissariato Oreto è una parte integrante, importante e attiva del sistema Palermo. Se le varie componenti portanti della città , quelle di sostanza e non quelle di facciata, non funzionano, non funzionerà tutto il resto. Ecco perchè io penso, come sindacato ma anche come cittadino, che se ripartiamo da posti come il Commissariato Oreto, riqualificandoli e rendendoli veramente funzionali, Palermo può avere ancora una speranza”.

Il mercato di Ballarò

Il mercato di Ballarò

Oreto è uno dei casi più clamorosi di come lo Stato proprio a Palermo dimentica i suoi servitori, gli uomini simbolo dell’ordine e della sicurezza. Non è purtroppo il solo. Quest’estate in un altro commissariato, quello Libertà, è crollato il tetto di una stanza che fingeva da deposito armi. In quel momento c’era dentro un poliziotto che se l’è cavata con una piccola frattura alla spalla. Poteva accadere di peggio, e potrà accadere ancora vista la fatiscenza dei principali posti della polizia in questa città, come Oreto o il commissariato di Mondello.

Roberto Scarpinato, procuratore generale

Roberto Scarpinato, procuratore generale

La decadenza della sicurezza si accompagna a un precipizio visibile e palpabile dell’intera città. A due passi dal commissariato di Oreto abita uno degli uomini simbolo della giustizia in città: Roberto Scarpinato, oggi procuratore generale presso la Corte di Appello. La sua abitazione è vigilata da un’auto della guardia di Finanza in piazza della Cassa di Risparmio. A due passi da lì su una cassettina della frutta rivoltata un ragazzino che ha sicuramente meno di 14 anni siede a fare il posteggiatire abusivo, e davanti ai finanzieri impone qualche spiccio per trovarti il posto del’auto. Ogni tanto chiede agli avventori di allungargli una sigaretta. Fa il suo turno, perché più tardi tocca a un adulto di mezz’età, e il mattino dopo vedrò lì un giovane poco più che ventenne.

I cassonetti di via Malta

I cassonetti di via Malta

All’angolo con il Banco di Sicilia davanti a cui è parcheggiata la scorta di Scarpinato c’è via Malta. Due cassonetti raccontano la storia di molte città, traboccando di rifiuti che nessuno raccoglie da chissà quanto. E meno male che la zona è vigilata, perché un paio di giorni fa accanto a quel cassonetto quasi in mezzo alla strada c’era uno zaino pieno. Grande allarme, evacuati tutti gli edifici e chiamati gli artificieri, e per fortuna non si trattava di nulla: una madre inviperita per il disordine del figlio al colmo del litigio aveva buttato giù lo zaino dalla finestra, e nessuno era andato più a recuperarlo…

La movida alla Vucciria

La movida alla Vucciria

Negli ultimi due o tre anni la caduta di Palermo sembra senza sosta. La crisi economica ha fatto da detonatore, e l’illegalità anche minuta è divenuta la regola quotidiana. Per cercare di tamponare la caduta della città il sindaco Leoluca Orlando ha concesso con i suoi assessorati una raffica di licenze commerciali. In tutto il centro e nei quartieri dei mercati storici sono nati come funghi B&B, che sono divenuti un problema di sicurezza in più. Le licenze ci sono, ma al loro interno i contratti in nero sono la regola, e non pochi esercizi sono divenuti la maschera presentabile di traffici illeciti di non piccole proporzioni. Anche attraverso queste leve la città della Mafia è divenuta la capitale internazionale delle Mafie.

Il poliziotto Gelarda durante un'operazione

Il poliziotto Gelarda durante un’operazione

E’ stato ben evidente in tribunale, quando recentemente si è chiuso in primo grado il processo a tre nigeriani che vivevano ed operavano nelle viuzze intorno al mercato di Ballarò. Condanne pesanti, da 10 a 12 anni e mezzo di carcere, per tentato omicidio, lesioni, spaccio di droga, estorsione. Tutte con l’aggravante della associazione mafiosa. E’ l’ultima scoperta di Palermo: la mafia nigeriana, che controlla saldamente proprio la zona di Ballarò. Dicono che sia la più pericolosa e violenta per la vita quotidiana, usano il machete, non ci pensano due volte a regolare i conti mortalmente. E’ il frutto più evidente della immigrazione di questi anni: è proprio quella nigeriana l’etnia principale registrata negli sbarchi sulle coste siciliane. Qualcuno se ne è andato via, molti sono restati a Palermo. E fra loro anche quelli della Black Axe, l’ascia nera, nata negli anni ’70 in Nigeria. Una sorta di confraternita all’origine religiosa nata all’interno dell’Università di Benin City, che poi ha assunto le caratteristiche più tipiche dell’organizzazione mafiosa, con ferrei riti di affiliazione e grande violenza. Il gruppo si è saldato subito con la mafia siciliana, che lo ha arruolato per controllare i traffici in alcune zone di Palermo.

Un sequestro di polizia

Un sequestro di polizia

Anche le statistiche sulla città sono impressionanti: il reddito medio pro capite è uno dei più bassi di Italia (9.500 euro), e cala ogni anno del 5-7%. Il tasso criminale aumenta invesramente ogni anno del 4%, nel 2014 gli scippi sono cresciuti del 25%, i furti con destrezza del 20%. Palermo sta in cima alla classifica italiana degli omicidi, con Napoli e Bari. Ma ha il primo posto nella classifica delle rapine in appartamento. Quel tentativo di staccarsi dai clichè di capitale del crimine e proporsi come attrazione turistica di primo ordine è fallito negli ultimi anni clamorosamente. E sembra di essere tornati indietro di decenni, con la sola novità della criminalità immigrata che all’epoca non era così consistente.

Volante a Mondello

Volante a Mondello

La polizia fa quello che può, e ha ancora una buona rete di informatori che consentono qualche soffiata per controllare la città. Qualche tempo fa così hanno pizzicato su un motorino in via Archimede un uomo di 44 anni, Raffaele. La soffiata era giusta: nel vano sotto la sella aveva una bomba a mano S.R.C.M. (Società Romana Costruzioni Meccaniche) modello 35 con spoletta a percussione universale contenente circa 50 grammi di tritolo e schegge metalliche avente un potere detonatore a raggio di 30 metri. Voleva fare una strage? Forse no: possibile servisse solo come “avvertimento” a qualcuno. Ma a Raffaele non sono riusciti a cavare una sola parola. E’ stato arrestato, fermato e poi il magistrato dopo qualche giorno davanti alla sua insistenza nel negare la consapevolezza di quel trasporto, l’ha dovuto rilasciare. Le soffiate sono buone, ma poi si giunge a poco. Come quella che ha consentito una perquisizione a uno dei locali più noti per mangiare il pane con la milza, specialità locale. La polizia è arrivata, ha aperto i cassetti sotto la cassa del titolare e trovato una sorta d arsenale: tre mitragliette, pistole varie, caricatori, munizioni. Il proprietario ha giurato che non erano sue, di averle solo tenute a un amico di cui ovviamente non ha fatto il nome. Non si è venuti a capo di nulla, e l’unico provvedimento che ha superato il vaglio della magistratura è stato la chiusura del locale.

Sembrano trascorsi inutilmente decenni a vedere anche la Palermo dei giovani bene, che ogni sera affolla le vie della Movida alla Vucciria, scintillante di locali alla moda e di musica. Una turista straniera questa estate è stata scippata lì, e ha chiamato la polizia. E’ arrivata una volante, e il ladro era quasi in trappola. Ma i ragazzi della Palermo bene a quel punto si sono alzati dai locali e hanno fatto muro fra lo scippatore e i poliziotti, consetendone la fuga mentre fischiavano e deridevano le forze dell’ordine. La primavera precedente un episodio simile era accaduto alla Kalsa, quando gli abitanti e commercianti della zona avevano aiutato un rapinatore a fuggire minacciando apertamente il poliziotto che lo stava inseguendo. Per allontanare la folla di siciliani che lo stava circondando, il poliziotto ha dovuto esplodere tre colpi in aria, che lo hanno aiutato a scappare. Questa è Palermo oggi: lo Stato che scappa dai suoi doveri, i poliziotti costretti a fuggire dalla gente che vorrebbero proteggere…

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