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Con il decreto salva-Silvio Renzi salva miliardi di fondi neri

7 Gen , 2015  

Non c’è solo il tema del salvataggio di Silvio Berlusconi nel decreto fiscale approvato da Matteo Renzi alla fine dell’anno. C’è una strage senza se e senza ma di anni di lotta all’evasione fiscale. Tanto è che- come rivela Francesco De Dominicis su Libero– l’Agenzia delle Entrate ha scritto all’esecutivo scongiurando di non approvare il decreto, o di modificarlo in molti punti perchè si mettono a rischio 16 miliardi di recupero di evasione. Un esempio? Vi ricordate la madre di tutte le mazzette di Tangentopoli? Quella di Enimont? Per pagarla l’Eni costituì 150 miliardi di lire di fondi neri, vale a dire 78 milioni di euro di oggi. Con il suo decreto Renzi rende penalmente irrilevanti fondi neri fino al 3% del reddito imponibile. Nel caso Eni significherebbero 419 milioni di euro, cinque volte di più della provvista che servì a pagare la più grande tangente della storia giudiziaria italiana.I fondi neri graziati da tanta generosità del premier ammontano a oltre 2 miliardi di euro per le prime 30 società italiane. E anche se si abbassasse all’1,5-1,8% quella soglia di non punibilità come trapela oggi all’interno del governo, si accetterebbero comunque fondi neri penalmente irrilevanti per oltre un miliardo di euro. E non è la sola grazia che è stata inserita nel decreto la vigilia di Natale. C’è anche un colpo di spugna che toglie dai guai i principali banchieri italiani, in primis il presidente di Mps Alessandro Profumo, rendendo irrilevanti dal punto di vista penale operazioni sui derivati (come quella Brontos di Unicredit) che avevano portato a maxi-inchieste giudiziarie e a risarcimenti al fisco italiano per centinaia di milioni di euro. Nessuno dei famosi colpi di spugna che avevano suscitato enormi polemiche durante i governi della prima e della seconda Repubblica aveva mai osato tanto.

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