politica

Forza Italia? Fuori dal bunker, e pedalare… Come fa Salvini

3 Mar , 2015  

Da troppo e lungo tempo- almeno dall’estate del 2011- Forza Italia ha divorziato dal proprio elettorato, divenendo sempre più un partito virtuale chiuso nel bunker dei propri problemucci, a impazzire su strategie ed equilibri perdendo via via quella capacità di guardare il reale che ne aveva fatto la prima forza politica italiana. Tutto questo non ha nulla a che vedere con le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, che possono avere aggravato, e anche accompagnato questa perdita di capacità, ma non l’hanno certo causata. Se quel che resta del gruppo dirigente di quella che fu- e non è più- la forza guida del centrodestra italiano, se ne rendesse conto, oggi invece di guardare da parvenu Matteo Salvini, imparerebbe la lezione che viene da lì. Uscendo dal bunker in cui ormai si è rinchiusa, e iniziando a pedalare, che è il solo modo possibile di fare politica.razzi-toti-mariarosaria-rossi-565905I partiti sono lì a rappresentare gli interessi degli elettori, non altro. E’ innegabile fin dalla sua fondazione che Forza Italia abbia rappresentato anche gli interessi di Berlusconi e del suo gruppo imprenditoriale. Per lunghi anni quegli interessi non sono stati in conflitto con quelli di gran parte dell’elettorato: talvolta coincidenti, altre volte in parallelo. La vita però cambia, e quella coincidenza fortunosa man mano è venuta meno. Invece di comprendere che bisognava allargare lo sguardo, rappresentare una società cambiata e anche profondamente colpita dalla lunghissima crisi economica di questi anni, il gruppo dirigente di Forza Italia ha compiuto la tragica e opposta parabola: restringendo lo sguardo, riducendo gli orizzonti, battagliando per i minuscoli interessi di una conventicola politica sempre più chiusa in un bunker, senza nemmeno rendersene conto.

Roma, Silvio Berlusconi commosso tra i sostenitoriPotremmo mettere in fila uno dietro l’altro i clamorosi errori politici compiuti fin dalla manovra economica varata nell’estate 2011 contro il proprio elettorato, passando per l’appoggio poi dato ai governi di Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. Ma è acqua passata. Il mondo cambia, e quel che sta accadendo nei sondaggi a Salvini e alla Lega Nord dovrebbe insegnare molto, diventare un energico pizzicotto in grado di scegliare il torpore azzurro. Invece sembra che non guardino nemmeno quello, non capiscano. In queste ore si sta rasentando il grottesco con le prediche sui “moderati” (che non esistono più: sono anni che li avete fatti incazzare), e lunghe concioni sulle alleanze possibili, Ncd di qui, piripino di lì, bisogna unire là, mettere insieme qua. Questo è davvero grottesco in bocca a chi ha consegnato a Renzi l’Italicum e regalato il voto di lista al Pd: non esisteranno più coalizioni, non ci saranno più alleanze, perchè parlate tutto il giorno e in ogni dichiarazione di quel che è scomparso? Salvini ha ragione quando dice “io voglio allearmi con 60 milioni di elettori”, perchè quello è il terreno su cui ora bisogna misurarsi con Renzi e il Pd. Che importa a quei 60 milioni celle vostre alleanze? Affari vostri, non loro. Per altro affari inutili.

Salvini-Piazza-del-PopoloSe quel che colpito il cerchio magico azzurro della manifestazione di piazza del Popolo di sabato scorso è qualche vaffa o variopinto personaggio di troppo, e ci si ferma lì, allora davvero il centrodestra è finito, meglio sbaraccare tutto e lasciare campo aperto a chi è in grado di giocarsela. Ma se non si è ciechi del tutto, quel giorno si sono visti sul palco a parlare dei problemi della categoria rappresentata un poliziotto, un laureato in biologia che fa il pescatore, un agricoltore, un medico, un padre separato, una immigrata regolare, una partita Iva, un piccolo imprenditore, una studentessa che studia e vorrebbe un giorno lavorare. Interessi, sì. Quelli ognuno chiede alla politica di difendere e rappresentare. Interessi di un’Italia che non si sente nè difesa nè rappresentata da Renzi e dal Pd. Quelli Forza Italia dovrebbe guardare, non dedicando più di un minuto alle vicende interne e ancora meno alle alleanze con questo o quel gruppuscolo che rappresenta ormai solo una piccola casta autoreferenziale. Occhi puntati sugli interessi che c’erano su quel palco di Salvini. E poi gambe in spalla, e pedalare. Altrimenti il futuro è nel bunker. Dietro le sbarre insieme a quel Dudù nella foto in testa a questo post…

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