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Pollari cita Renzi: mi paga un piatto di lenticchie

16 Mag , 2016  

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La decisione è stata presa dal tar del Lazio l’8 aprile scorso, e ha del clamoroso. Per la prima volta un ex capo dei servizi segreti italiani, il generale della guardia di Finanza –Nicolò Pollari– porterà in giudizio un presidente del Consiglio italiano –Matteo Renzi– davanti alla Corte Costituzionale. Questione di soldi, e non di pochissimi. Pollari era infatti ricorso al Tar perché non volevano più pagarlo come consigliere di Stato, carica a cui è arrivato proprio per nomina governativa (nel 2007, il premier era Romano Prodi) e a cui era restato anche dopo essere andato in pensione come militare.

consiglio statoTutta colpa del famoso tetto dei 240 mila euro stabilito da Renzi dopo essere arrivato al governo. Siccome quel limite era già sfiorato dagli assegni lordi previdenziali percepiti, per il lavoro al Consiglio di Stato a Pollari poteva essere concesso al massimo qualche migliaio di euro. Peggio: della sua situazione reddituale ben oltre il tetto si sono accorti in ritardo, chiedendogli indietro per il 2014 importi già percepiti per avere sfondato il tetto. All’ex capo del Sismi la cosa non è andata giù, e l’ha impugnata appunto davanti al Tar del Lazio.

soldi-in-valigia-723544Che gli ha dato ragione, così spiegando: “Egli, attraverso la propria, pregressa esperienza, ha maturato un trattamento pensionistico di ammontare prossimo al tetto di 240.000,00 euro e, quindi, si troverebbe a dover svolgere una funzione di cruciale importanza e di grande responsabilità – qual è quella di Consigliere di Stato – percependo una retribuzione esigua o addirittura azzerata”. Uno scandalo, per di più dubbio sotto il profilo costituzionale. E il Tar ha girato la decisione fra i due litiganti alla Corte Costituzionale che così vedrà Pollari e Renzi l’un contro l’altro armati..

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