Pensiero

Un documento per capire questa guerra islamica

27 Lug , 2016  

C’è uno straordinario documento video che consiglio a tutti di vedere per capire quel che è accaduto in Francia e Germania in queste settimane, fino al terribile martirio di padre Jacques Hamal a Rouen. E’ trasmesso in questi giorni da SkyTg24 e si chiama “I soldati di Allah”. Dura poco più di un’ora, e raccoglie le immagini girate con una telecamera nascosta da un giornalista musulmano francese- Said Ramzi (è uno pseudonimo)- che per sei mesi, dopo Charlie Hebdo, si è infiltrato in una cellula radicale di giovanissimi che stava organizzando un attentato in Francia. Il documentario vive in diretta gli attentati del Bataclan e si chiude alla fine del 2015, primi giorni del 2016.

soldati-allah2Lo straordinario documentario ha al centro un ragazzo di 20 anni, che si chiama Oussama ed è figlio di un turco non religioso. Fino all’adolescenza Oussama era un ragazzo sbandato, che ogni tanto consumava droga e ne spacciava. Poi si è convertito guardando filmati dell’Isis su Internet e ha provato ad andare in Siria, ma è stato pizzicato dai turchi e rispedito in Francia, dove si è radicalizzato ancora di più in prigione e ne è uscito in libertà vigilata perché non aveva commesso reati puniti dal codice penale francese e altro non si poteva fare.

soldati di allah4Oussama è in contatto con altri ragazzi che hanno le stesse idee in testa. Qualcuno sta in Francia, altri in Siria, in Belgio e in altri paesi europei. In breve formano una cellula che cerca di preparare un attentato e ambisce al martirio islamico. Il gruppo francese si riunisce in una moschea regolare francese, con tanto di insegna sulla strada. Ascoltano le prediche di un Imam regolare che parla francese e incita alla violenza e al martirio con evidenza (le immagini e l’audio sono registrati dalla telecamera nascosta).

soldati di allah 3Il capo cellula, questo ragazzo di 20 anni, diventa amico del giornalista infiltrato e gli spiega perché vuole diventare un martire: il suicidio non è accettato, ma sacrificarsi uccidendo gli infedeli porta nel paradiso dell’Islam dove “ci attendono le nostre donne, e c’è un palazzo grandissimo, cavalli…”. Il gruppo poi entra in contatto con un altro ragazzo, un capo, che viene dalla Siria e procura armi e dà ordini sfruttando una rete che è in grado di fare circolare messaggi e usa le scuole islamiche sul territorio francese per operare in clandestinità. Comprano un mitra, si parlano costruendo un gruppo sul social Telegram perché “non è intercettabile” e il suo fondatore russo non concede l’accesso ai servizi segreti, e preparano un attentato in un night club francese. Non gli riuscirà perché anche grazie al giornalista infiltrato verranno quasi tutti arrestati (uno riesce a sfuggire).

attentatore rouenMi sono venute in mente quelle immagini guardando ora la foto del terrorista ragazzino che ha sgozzato padre Jacques a Rouen, e ragazzini erano per altro tutti i protagonisti degli attentati degli ultimi giorni in Germania. Nelle loro storie c’è un vuoto generazionale comune probabilmente a centinaia di migliaia di adolescenti. Ma sulle loro radici familiari ed etniche si innesta con facilità la propaganda dell’Islam radicale. Nel documentario trasmesso da Sky Oussama spiega che tanto la vita finisce, che non ha voglia di invecchiare, perché poi bisogna morire, e allora meglio morire da eroe. Probabilmente anche sugli altri ragazzini questo tipo di propaganda religiosa (perché questo è, bando alle sciocchezze) ha sortito lo stesso effetto.

I-soldati-di-Allah-2Questa attrattiva religiosa e psicologica della predicazione islamica si congiunge alla propaganda dell’Isis e di altre organizzazioni terroristiche collegate. Tutti possono vedere attraverso il web che non riesce a censurarle, le immagini postate dallo Stato islamico. Che miscelano con sapienza gli effetti tragici sui civili dei bombardamenti occidentali in Siria con la vendetta di Allah. Fanno presa quei video, si innestano su un odio largamente diffuso e non immotivato in tutti i paesi islamici verso l’Occidente e i suoi paesi leader, si miscelano con il richiamo della religione, il sogno di un altro mondo dove essere felici e provoca quello che stiamo vedendo e non riusciamo a fermare.

soldati-di-Allah-1-1000x400C’è una possibilità di arginare quello che sta avvenendo? E’ assai difficile, e qualsiasi strada si imbocchi non è priva di rischi. Però le singole storie degli attentati, e anche quella di questa iniziale cellula terroristica raccontata da “I soldati di Allah” hanno tutte un tratto in comune. I giovani attentatori erano conosciuti alle forze di polizia. Erano pure stati arrestati, tenuti sotto controllo dalle forze di polizia. Non erano in carcere perché non avevano compiuto ancora reati che consentisse la privazione in quel modo della loro libertà. Lo fossero stati, almeno questi attentati sarebbero stati evitati. Non si è voluto evitarli perché sono stati più forti del desiderio di sicurezza di volta in volta la difesa del diritto alla privacy (il caso Telegram), la difesa delle libertà costituzionali, il freno a condannare reati di opinione e propaganda, la tutela della libertà religiosa, l’avversione della opinione pubblica per regole più adatte allo stato di polizia che a una comunità democratica. E’ quel che sta vivendo adesso l’Italia in Parlamento di fronte alla discussione su una legge che introduce il reato di tortura che molte perplessità suscita nelle forze di polizia per l’indeterminatezza delle ipotesi dolose previste.

In Occidente, in Italia, a questo tipo di libertà abbiamo saputo rinunciare in anni non troppo lontani: quelli di piombo, quando attentati e stragi erano firmati dal terrorismo rosso e nero. Per sconfiggere quelle organizzazioni certo ci furono leggi speciali su pentitismo e dissociazione che servirebbero però a poco o nulla nel caso del terrorismo di natura religiosa. Ma ci furono leggi che compressero sensibilmente le libertà, e che colpirono duramente anche la semplice adesione intellettuale o ideologica al brigatismo: dalla legge Reale alle leggi speciali Cossiga. Lo scopo della repressione dura all’adesione ideologica a una banda armata era quello di separare i capi del terrorismo da un retroterra culturale a loro favorevole assai più vasto dei numeri delle formazioni militanti. Rischiavi di prenderti 10, 15, 20 anni di carcere e lì restavi senza avere compiuto nessun delitto tradizionalmente previsto dal codice.

BROvvio che una legislazione simile corra il rischio di abusi e di compressione delle libertà. Nel lungo tempo non potrebbe stare in piedi. Fosse stata in vigore oggi in Francia però sarebbero stati in carcere molti degli attentatori protagonisti di questi mesi. Punire, reprimere l’adesione ideologica servirebbe ad evitare attentati. Forse non tutti, sicuramente molti. Il confine sarebbe labilissimo, il rischio di mettere fuori legge di fatto la libertà religiosa per gli islamici, molto alto. Noi ci balocchiamo nella distinzione fra Islam buono e moderato e Islam cattivo e violento. Non esiste questa distinzione, non è possibile segnare quel confine, che dipende solo dai singoli uomini credenti e non sappiamo chi siano.

I musulmani non hanno una chiesa, non hanno un Papa, non hanno vescovi, cardinali. Seguono interpretazioni assai diverse fra loro, dipendono da singoli imam e dalle loro fatwa, seguono chi vogliono, spesso aderiscono a una religione-fai-da-te. Con chi fai un accordo? Con chi una intesa, con chi una integrazione? Possiamo ragionare solo con la nostra testa e con le nostre regole, che non possono essere discusse. Dovremmo punire l’adesione stessa al martirio e alla rivolta contro gli infedeli, venga da un singolo imam, da una comunità che vi aderisce trovandosi in questa o quella moschea. Con leggi speciali ognuno di loro finirebbe in carcere 10, 15 o 20 anni a seconda della gravità di quella adesione di principio. Per saperlo ovviamente bisognerebbe controllare e spiare ogni assembramento islamico, ogni luogo comune di preghiera.

Questa è forse la sola possibilità per non subire all’infinito quel che sta avvenendo in Europa. Comporterebbe la rinuncia a molte libertà che sono nostre bandiere, certo. Sarebbe l’esatto contrario di quel che si ripete ogni volta con un orgoglio un po’ stupido, “io non rinuncerò alla mia libertà”. E avrebbe rischi enormi, perché apparirebbe di fatto una guerra all’Islam stesso, e potrebbe provocare tensioni internazionali ancora più forti.

ISISI rischi sono veri. Ma dire che rischieremmo la guerra è miope: in guerra siamo già. La stiamo combattendo del tutto disarmati, alla mercé del primo che sogna le vergini che lo accolgono nel loro paradiso e riceve via Internet le istruzioni per un attentato fai da te. Ogni volta che veniamo colpiti minimizziamo, addormentiamo l’orrore al fumo flebile di una candelina commemorativa, due fiori gettati sul sangue versato. Non discutiamo nemmeno di quel che è accaduto, non guardiamo in faccia la realtà. Ci facciamo trafiggere dalle bandiere che sventoliamo. Perseguitiamo Julian Assange perché ha violato la privacy dei nostri poteri oscuri, ed esaltiamo Pavel Durov, il russo fondatore di Telegram che regala all’Isis quella protezione assoluta e senza senso della privacy. Ecco a cosa potrebbero essere utili le sanzioni alla Russia di Vladimir Putin: arresti Durov se non apre il suo Telegram, e le toglieremo.

morteSono combattuto anche io, e lo capisco: la libertà è condizione preziosa in cui abbiamo vissuto e siamo cresciuti. Vorremmo averne sempre di più, ma la vita è ancora più preziosa di quella libertà. Capisco chi dica di no, che questa bandiera non possiamo proprio ammainarla. Ma non capisco chi accende la candelina o scrive #prayforParis, #prayforNice, #prayforJacques e via, finché non tocca a lui, tutto finito, tutto addormentato. Non capisco le discussioni politiche fatte per slogan senza alcuna soluzione praticabile, non accetto il silenzio assoluto su questo. Vorrei vedere e sentire il parlamento discutere, accapigliarsi, dividersi su questa libertà in gioco. Vorrei vedere le istituzioni anche religiose parlare di questo, non di slogan e “volemoce bene”. Vorrei non assistere al penoso nulla che sta andando in scena una volta di più.

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2 Responses

  1. GianMarco Tavazzani ha detto:

    La prevenzione di idee malate dovrebbe esser in mano alla scuola, la cura è difficilissima, l’aggregazione impedita.
    Il nazismo, per dirne uno, avrebbe dovuto esser prevenuto.
    Soccorre lo studio epidemiologico delle pandemie ‘memetiche’ con lo stesso approccio di quelle infettive.

  2. giustiziaeverita ha detto:

    Caro Franco, dopo l’11 Settembre negli USA le libertà individuali garantite dagli emendamenti costituzionali americane sono state usurpate. Tu ti auguri che anche in Europa questo avvenga?
    Certo è che la finta guerra di religione paventata da Bush Junior è diventata una profezia autoavverante, nella mente di chi ci crede.
    Se così fosse, non si capirebbe il motivo per cui l’occidente(Europa e USA), ha di fatto azzerato tutti i governi laico-socialisti arabi che si ispiravano al movimento panarabo Ba Th

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