Pensiero

Il senso di Matteo per la pioggia

18 Nov , 2014  

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Fumetto e realtà

Laura Bovoli, mamma di Matteo Renzi, doveva essere molto apprensiva con il suo figliolo. Appena vedeva due nuvole in cielo, subito intimava: “Matteo, oggi non si esce. Magari piove”. E al povero ragazzo deve essere venuta la fobia delle nuvole. La pioggia può fare male, rovina i selfie, magari bagna anche quel preziosissimo orologio al polso che gli hanno regalato durante il viaggio negli Stati Uniti. Il senso della pioggia di Renzi deve essere tragico, fatale, un incubo notturno da cui tenersi ben lontano. Sarà sicuramente per questo che il premier italiano si è tenuto ben lontano da Genova e dalla martoriata Liguria per un lungo mese durante cui ci sono state ripetute alluvioni.Ci sono voluti trenta giorni per fare apparire sotto la pioggia ligure un esponente del governo, quel Graziano Delrio mesto, triste e cane bastonato come il povero Benigno Zaccagnini nella Dc: uno che nemmeno il più esasperato senza tetto d’Italia se la sentirebbe mai di fischiare. Con la pioggia si richia il raffreddore come avrà ripetuto mille volte al Matteo bambino mamma Laura. Ma al Renzi cresciutello e divenuto premier un po’ di pioggia avrebbe fatto bene, magari pure una camminata nel fango e- perchè no? Anche qualche fischio. Dice giustamente Ernesto Galli della Loggia che il premier italiano ha oggi un solo vero nemico: la realtà. Lui vive nella fiction che si è costruito a palazzo Chigi e nel suo partito contornato da festanti cheerleaders, e alcune di queste- le Eurocheerleaders- le ha mandate all’estero in modo da essere protetto dal coro un po’ stridulo ma gioioso anche quando passa in confini nazionali. Matteo passa le giornate a scattare selfie, a fare imparare slogan e tweet alle ancelle, a litigare virtualmente con chiunque la pensi (non diversamente, semplicemente pensi, che è verbo ostico, antico). Gli farebbe bene un bagno nella realtà, che è fatta di pioggia, di fango, di fischi e ogni tanto di merda che può schizzare perfino sul tuo iPhone6.

Renzi oggi non capisce la realtà- nemmeno la vuole guardare. Purtroppo è aiutato nell’anestesia totale dai troppi cori che lo circondano. Non ultimo quello di una informazione che sembra abbia nel suo dna il cordone ombelicale con il regime di turno e il suo leader forte. Ricordo cosa accadde negli Usa nel terribile agosto 2005. L’uragano Katrina distrusse New Orleans. Era il 29 agosto. Il 31 la stampa già tuonava perchè George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, non sia era mosso da Washington. Il primo settembre sulle colonne dei giornali americani era scoppiato un uragano di vergogna e indignazione per l’assenza di Bush. Il 2 settembre il presidente Usa era a New Orleans, si prese fischi e proteste degli abitanti, ingaggiò un duello con il governatore della Louisiana. Il 5 settembre tornò lì, a calpestare fango e merda. E lo fece una volta al mese fino al termine del suo mandato per controllare i lavori di ricostruzione.

Renzi ha altro carattere. Fin dal primo istante ha deciso che nel fango e nella merda dovesse affogare il governatore della Regione Liguria, Claudio Burlando, che pure fu suo grande elettore nella scalata ai verttici del Pd. Per quanto lo frequentino da un po’ e gli abbiano già visto fare cose che mai si sarebbero immaginati, i suoi non hanno compreso fino in fondo la cattiveria e la spregiudicatezza di questo giovane politico. E la stampa, bellezze, non è riuscita ancora a battere ciglio. Convinta che l’aspetti un ventennio renziano, si è ricordata subito lo stile informativo dell’unico vero ventennio che l’Italia abbia vissuto. Se qualcuno non ci crede, vada a rileggersi le cronache o rivedersi le immagini girate per la tv in quel di Bologna il 13 ottobre scorso, tre giorni dopo la prima alluvione di Genova. Evitato il fango, Renzi si precipitò alla posa della prima pietra di un nuovo stabilimento della Philip Morris in Italia. Certo, un investimento straniero importante. Per fare che? Ma naturalmente una fabbrica di sigarette: è il loro mestiere. E’ apparsa questa parola semplice-sigarette- in un tg, in un servizio sull’avvenimento? Naturalmente no. Non è politically correct. Magari sarebbe saltato su il solito gufo a dire che fumando si muore di cancro. Con il fumo poi un selfie sarebbe venuto poco nitido. No, vietata la parola “sigarette”. Una sola formula è stata passata dalla censura di regime: “stabilimento pilota per la produzione di prodotti a potenziale rischio ridotto”. Prodotti a potenziale rischio, ma ridotto. Una meravigliosa nuvola di fumo con cui nasvondere la realtà. Però attento, Matteo. Ha ragione Galli Della Loggia: la realtà ti sarà pure nemica, ma è sempre la più forte…

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