Mafia Capitale

Ilenya è bella. Per i giudici una colpa, e l’hanno trattata così

12 Giu , 2016  

Processo Mafia Capitale, il 25 maggio scorso arriva sul banco dei testimoni una bella ragazza finita nei brogliacci suo malgrado. Si chiama Ilenya Silvestri, ha 27 anni ed è stata tritata dalle intercettazioni finite sui giornali. La sua colpa era quella di essere disoccupata. Una preoccupazione anche per il patrigno, Maurizio Mattei, consigliere municipale della lista civica di Ignazio Marino (sindaco dell’epoca).

Mirko Coratti

Mirko Coratti

Salvatore Buzzi

Lui si è dato da fare, e grazie all’allora presidente del consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, ha rimediato un contratto a tempo determinato (6 mesi +6) presso la Coop 29 giugno di Salvatore Buzzi. Non proprio la svolta della vita: impiego da spazzina, per fare la raccolta rifiuti. Contratto per altro finito in pochi mesi. Ma le inchieste sono micidiali, e la bella Ilenya è stata sbattuta in prima pagina grazie a una poco elegante intercettazione di Buzzi, che raccontava così la sua assunzione: Allora, abbiamo preso a lavora’ alla raccolta differenziata una fica da paura! Uno e settanta, du’ zinne! Bellissima, ventisei anni. A me me l’hanno segnalata… un politico, bisognava farla lavora’, allora è venuta in cooperativa e le ho detto: ‘guarda noi facciamo tutte ste’ cose, che te piacerebbe fa’?’. Dice: ‘E a me piacerebbe… i rifiuti’ ho detto: ‘guarda che lì c’ho centocinquanta maschi assatanati’ (ridono) ‘E non mi fanno paura’. Ho detto: ‘e va be’, te ce mandamo. E ho detto: ‘guarda devi andà cambiata che non c’è lo spogliatoio’… ‘Così faccio prima.’ Guarda che è carina, micidiale…”.

Rosanna Iannello

Rosanna Iannello

Arrivata di fronte alla corte di Roma, Ilenya non ha goduto per questo di particolari riguardi. Anzi: la sua bellezza è sembrata quasi una aggravante per pm e giudici. Appena seduta, ha iniziato a interrogarla il presidente della giuria, il giudice Rosanna Iannello (che sta conducendo il processo con grande equilibrio). Domanda di rito: “Come si chiama?”. E il teste, con evidente accento romanesco: “Silvestri Ilenya…”. Subito interrotta dalla Iannello: “Dovrebbe evitare di masticare gomma americana, visto che non siamo allo stadio. Sta in un’aula di giustizia, e quindi tiene un comportamento consono al luogo in cui si trova. Grazie”. Via la gomma, e testimonianza subito in salita.

Ilenya Silvestri al mare

Ilenya Silvestri al mare

Ripresa pure perché al microfono si sentiva male la sua voce: “lo regoli, altrimenti non la sente nessuno”, le è stato detto, come fosse lei il tecnico del suono. Piuttosto curioso l’interrogatorio, poi. Un avvocato delle varie difese le ha chiesto: “con chi ha materialmente firmato il contratto di assunzione?”. E lei: “mah, in cooperativa, ma non so come si chiamasse. Era una segretaria che me l’ha fatto firmare”. Domanda dell’avvocato: “Sesso femminile?”. Segno dei tempi un po’ confusi del dopo Cirinnà: prima di quella legge avremmo sempre pensato che “una segretaria”, fosse certamente di sesso femminile. Oggi bisogna specificare. Curiosa anche l’ultima domanda del presidente della corte, chissà perché fondamentale per il processo: “Lei stamattina è arrivata da sola nell’aula di udienza?”. Ilenya: “no, con mia mamma e l’avvocato”. Il giudice: “con sua mamma e l’avvocato… Ah… Va bene…”. La bellezza non aiuta in un’aula di giustizia, e Ilenya, che era stata suo malgrado già supersputtanata con la pubblicazione delle telefonate di Buzzi, è stata trattata come una imputata più che come una teste…

Ilenya Silvestri cammina

Ilenya Silvestri cammina

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