Mafia Capitale

Buzzi scrive a Ielo, pm di Mafia Capitale, e lo sfotte: “Ti piace vincere facile?”

11 Giu , 2015  

Quella che segue è la lettera inviata da Salvatore Buzzi a Paolo Ielo, pm di Mafia Capitale l’11 marzo scorso. Una lettera dove naturalmente l’imputato si difende, ma dove con toni anche clamorosi contrattacca. Sfidando il magistrato: “Ti piace vincere facile?”, e citando contro di lui perfino il capo dello Stato Sergio Mattarella. Un documento che vale la pena leggere all’interno delle cronache di Mafia Capitale, tenendo ovviamente presente l’origine. Eccolo. (F.B.)

11 marzo 2015

Alla procura della Repubblica di Roma tribunale di Roma di DdA- Dott Paolo Ielo
Egregio dottor Ielo,
Sono Salvatore Buzzi, attualmente ristretto a Nuoro, e dopo aver a lungo riflettuto sull’opportunità o meno di scriverle (convengo con lei che una iniziativa irrituale), ho deciso di farlo perché con lei, aldilà dei ruoli, credo di aver stabilito un rapporto di estrema franchezza e correttezza.
Non voglio scriverle una memoria difensiva, ma soltanto alcune osservazioni in merito alla vicenda che mi vede ahimè protagonista.
Io credo fermamente che né lei, né i suoi colleghi, avete letto con cura le migliaia di pagine di intercettazioni e relazione prodotte dai Ros, quindi siete stati fuorviati dalle tante inesattezze scritte e, mi creda, ce ne sono tante.
Sono trascorsi tre mesi dal mio arresto e ancora non riesco a capacitarmi della violenza giudiziaria e di quella mediatica che ha fatto strame di quelle minime garanzie previste dal codice di procedura penale per l’indagato, basti pensare alle evidenti violazione dell’articolo 114 cpp.

paoloieloSono stato già condannato a mezzo stampa è oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti, con i media a riprendere pedissequamente le tesi della procura e con i commentatori ad amplificarle, con poche lodevoli eccezioni: non debbo ricordare a lei come i media formino orientino l’opinione pubblica, ed è anche i giudici leggono i giornali, vedono la televisione e si fanno un’opinione che poi si portano in camera di consiglio.
Io così parto già in notevole svantaggio, ci metta pureche sono stato deportato a Nuoro, con le ovvie difficoltà a conferire con il mio avvocato e, mutuando una celebre pubblicità, potrei dire: ” Le piace vincere facile? “. Ebbene, a questa domanda retorica rispondo che a lei, così guascone, non piacerebbe, altrimenti non avrebbe nemmeno senso questa mia.
L’inchiesta è colma di lacune, di precisione, priva dei più elementari riscontri, penso che molte carte non siano state lette o peggio li non capite. Non voglio fare una disamina di tutti gli errori, ma mi consenta di segnalarle i più grandi che hanno portato la procura ha dell’ipotesi di reato veramente inesistenti.
Parlerò pochissimo del 416 bis e anche del 416 semplice, poiché non riesco nemmeno a immaginare una simile ipotesi di accusa.
1) vengo accusato di aver corrotto Panzini Rony il fisco non per poter vincere una gara di 16 milioni di euro riguardante la raccolta dell’organico per conto di ama. Infatti sono completamente diversi e l’ho detto anche nel mio intervento durante l’udienza per il riesame che sono questi. Ama inizia alla fine del 2011 la gara in cinque lotti per un totale di 21 milioni di euro, l’apertura delle offerte viene a luglio 2012 prevede per quattro lotti la presenza senza concorrenti del CNS, mentre per un lotto, il primo, del valore di 5 milioni il cNS a come concorrente la cooperativa edera. La gara è aggiudicata definitivamente dicembre 2012 ma noi già da luglio sappiamo di aver vinto quattro lotti in quanto unici concorrenti, casomai a dicembre scopriamo che perdiamo il primo lotto (quello di 5 milioni di euro) dove eravamo in due; ed allora noi avremmo pagato Panzini ogni Ifis con per ringraziarvi di aver perso il primo lotto? Perché non fare prima un riscontro, dato che questa, fra tutte le gare di cui si parla dell’inchiesta, è la più grande? Cosa invero stupefacente e poi legge nell’ordinanza di arresto che gli inquirenti non riescono a trovare una gara di 5 milioni di euro indetta da Ama di cui si parla!

La statua della Lupa al Campidoglio di Roma, 4 dicembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La statua della Lupa al Campidoglio di Roma, 4 dicembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

2) viene criminalizzata e censurata la realizzazione di un campo nomadi a Castel Romano, opera invece utilissima per risolvere un problema reale con costi contenuti e tempi di realizzazione brevissimi. Non si tratta di un pubblico appalto, ma può configurarsi come un project financing: noi abbiamo costruito in 45 giorni, su un’area privata, con le autorizzazioni in deroga della prefettura di Roma, un campo nomadi con 60 casette prefabbricate, completi di servizi ad un prezzo concordato di poco superiore ai 2 milioni di euro con pagamento in 24 mesi a decorrere dalla consegna del campo, cioè novembre 2012.
Dopo l’inaugurazione il collaudo noi ci aspettavamo la determinazione dirigenziale per il pagamento. Determina sempre osteggiata, emendata, complicata dal dirigente di ragioneria del quinto dipartimento che invero ha il solo compito di verificare i fondi e di non entrare nel merito del provvedimento. Arrabbiarsi poco ed allora abbiamo sempre dovuto lottare per farci pagare il dovuto.
Faccio alcune osservazioni per darle modo di fare comparazioni: per costruire il campo nomadi di la barbuta, peraltro poco più grande del nostro, la prefettura di Roma ha speso oltre 9 milioni di euro e oltre 18 mesi per realizzarlo.
3) siamo stati criminalizzati anche per i servizi immigrati, ma noi non abbiamo mai avuto una penale per i servizi svolti, e anzi spesso siamo stati remunerati meno che altri enti gestori. Abbiamo subito una vera e propria vessazione per la gara vinta con la prefettura di Roma per la gestione del Cara di Castelnuovo di porto, con le due parti in commedia dell’Giudice Sandulli del Tar Lazio, che da una parte e applicato alla terza sezione Tar del Tar del Lazio che giudica in esclusiva i ricorsi della prefettura di Roma, mentre dall’altra è proprietaria, insieme al marito che ne amministratore, dell’impresa edile Proeti srl, invitata più volte dalla stessa prefettura di Roma a partecipare a gare a trattativa privata, tanto da aggiudicarsi molti lavori. Sarebbe interessante conoscere a quante gare ha partecipato la Proeti srl, quante ne ha vinte e chi erano le altre imprese partecipanti. Lei mi dirà avete corrotto Odevaine, ma lui per noi era un semplice consulente che non aveva il minimo potere di poter assegnare un immigrato, questo potere delle singole prefetture: lui aveva un incarico credo del tutto onorifico, al tavolo di coordinamento nazionale del ministero degli interni.

mafiac2Il fenomeno dei flussi migratori genere anche l’attività economica dell’accoglienza, e questo è quel che facevamo con la massima correttezza per gli immigrati, tanto che non abbiamo mai avuto una penale un richiamo dei nostri committenti. Noi eravamo alla continua ricerca di immobili atti ad ospitare immigrati: la cosa non è assolutamente facile ed è perfettamente legale.
4) La cooperativa 29 giugno è stata criminalizzata del tutto ingiustamente, facendo un danno enorme non solo alla cooperativa, ma tutta la cooperazione sociale italiana, eppure anche qui sarebbe bastato poco per scoprire che tutta la frenetica attività svolta era in funzione della crescita e del rafforzamento di una cooperativa sociale, ove al 2 dicembre lavoravano 1254 persone, in gran parte svantaggiate, con contratti di lavoro a tempo indeterminato, trattamenti integrativi e anche il ritorno degli utili. Un gruppo cooperativo con un fatturato di 60 milioni di euro, quattro di utili eventi di patrimonio reale. Il gruppo dirigente arrestato non ha mai rubato nulla all’azienda, anzi nemmeno è stato remunerato da tutte le società per le quali lavorava. Un gruppo dirigente che non si è sicuramente arricchito e se ha ceduto a compromessi è stato solo per il bene di tutti i soci: i curatori giudiziari potranno testimoniare come stata amministrata.
5) Le rammento che il mio diritto alla difesa è stato completamente violato: sono detenuto fuori distretto, il che non mi ha consentito di partecipare in una delle udienze di riesame, sono su una isola con le ovvie difficoltà a relazionarmi con il mio avvocato, sono in cella con altre persone il che non aiuta la lettura delle migliaia di pagine dell’inchiesta.
6) il segreto istruttorio è stato ripetutamente violato. Le faccio un esempio: il 27 gennaio i Ros hanno sequestrato, su incarico della procura, la corrispondenza inviata alla mia compagna e ad altri interlocutori, con la motivazione che tentavo di mantenere i contatti con i miei sodali, ebbene di questo provvedimento coperto da segreto istruttorio e sono venuto a conoscenza il giorno dopo, leggendo l’unione sarda. Il segreto può essere stato violato o dalla procura dai Ros, terzino non datur,  non crede?
7) se la procura è in rosse erano così certi che nel 2013 stessi consegnando dei soldi a Panzironi  con tanto di appostamento fotografico, perché non intervennero subito? Non dovrei essere io a ricordarlo a lei, ma l’inchiesta mani pulite ebbe inizio da un singolo e minore episodio di corruzione e non da un teorema accusatorio, ove sono sommate insieme mele con pere il tutto tenuto insieme da una fantomatica associazione a delinquere di stampo mafioso.

ignazio8) nei giorni scorsi l’autorità anticorruzione guidata dal dottor Cantone ha evidenziato che il Comune di Roma affida l’86% degli appalti pari al 34% del valore complessivo senza gare d’appalto e con trattative private. Non sono a conoscenza se siano stati fatti o meno i dovuti accertamenti sui beneficiari di tali appalti, ma posso escludere a priori che siano stati appannaggio della 29 giugno.
9) per quanto riguarda Massimo Carminati, lo conosco da oltre trent’anni ed ho iniziato a frequentarlo nella seconda metà del 2012 quando non aveva alcuna pendenza con la giustizia.
Carminati ha collaborato con la cooperativa, diventandone anche socio, in maniera del tutto legittima il legale: aveva in gran conto il lavoro che noi tutti della 29 giugno facevamo per favorire l’integrazione sociale di tante persone, di cui ben 300 detenuti ed ex detenuti per gravi reati; tutto ciò lo si può desumere facilmente da un’attenta lettura degli atti, nei quali non c’è mai una men che minima intimidazione o minaccia nei confronti di alcuno. I rapporti con gli imprenditori che ci sono stati presentati da Carminati sono stati del tutto corretti, alla luce del sole e al di fuori di qualunque sospetto: fra l’altro non abbiamo mai avuto rapporti in esclusiva con gli imprenditori presentati da Carminati, tutt’altro. Le altre persone arrestate non le conosco e nei Carminati le mai messe in relazione con noi. L’ipotesi accusatoria che la frequentazione di Carminati ci fosse servita per allacciare stretti rapporti con l’amministrazione Alemanno è priva di fondamento per due semplici motivi:
A) nel 2012 la cooperativa 29 giugno era già molto grande e rapporti con l’amministrazione Alemanno erano ottimi dal 2011, dopo un inizio a dir poco abbastanza complesso, caratterizzato anche da dure lotte ricordate poi in un libro edito dalla cooperativa ( anni 2008 2010)
B) nella seconda metà del 2012 la consiglia Tura alemanno volgeva al termine e, come facilmente riscontrabile negli atti, Carminati non conosceva né alemanno nè Panzironi, al contrario di me.
Carminati per me era un ex detenuto come tanti che frequentavo per lavoro, condannato negli anni 80 per delle rapine e poi nel 1999 autore del furto al cavo del palazzo di giustizia di Roma; una persona che aveva il passaporto e che durante la mia frequentazione si è sempre comportato con estrema correttezza. Carminati è diventato famoso per i reati per i quali è stato assolto con sentenza definitiva, divenuto noto grazie alla stampa.
carminati10) nell’ordinanza di arresto notato con rammarico che tutta la mia legittima attività politica di love Being è stata denigrata con aggettivi di spregiativi, sparsi qua e la: noi viviamo in uno stato di diritto e non in uno stato etico. Sono molto addolorato perché 30 anni di duro lavoro sono andati in frantumi, la mia reputazione perduta, l’arresto mio ancor più quello dei miei collaboratori e dei miei familiari, assolutamente ingiusti. Vorrei concludere questa mia con una metafora, citando un passo della storia Augusta attribuita a Diocleziano, sulle difficoltà di attuare il buon governo.
“Quattro o cinque personaggi si riuniscono e concordano un piano per trarre in inganno l’imperatore; vanno poi a dirgli cosa sia da provare. L’imperatore, chiusa nel suo palazzo, ignora la verità. Egli è nella condizione di sapere solo quanto quelli gli dicono, in tal modo finisce per creare dei funzionari che non meriterebbero di essere nominati, e rimuovere dalle cariche dello Stato persone che dovrebbero invece rimanervi” ( Umberto Roberto, Diocleziano, pag. 153, Salerno editrice). Fuor di metafora, se lei sostituisce la parola imperatore con il procuratore, le potrà essere chiaro il passo: per Diocleziano si tratta di non vivere chiuso a palazzo ma di rendersi conto direttamente delle informazioni che arrivano dei territori immensi dell’impero; per lei alle prese con inchieste complesse, si tratta solo di leggere gli atti e di fare adeguati riscontri, con l’animo scevro da pregiudizi di sorta.
In questo ambito lecito un passo del discorso tenuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Scandicci, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della scuola superiore di magistratura:” l’ordinamento della Repubblica esigente il magistrato sappia coniugare equità e imparzialità, fornendo una risposta di giustizia tempestiva per essere efficace, assicurando effettività e qualità della giurisdizione”.
In ultimo mi auguro che lei voglia riconsiderare l’ipotesi accusatoria e ricondurre il procedimento nei giusti ambiti e di volermi consentire un’adeguata difesa, facendomi ricondurre nell’ambito del distretto del Lazio, anche se non propriamente a Roma.
Con osservanza
Salvatore Buzzi

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