L'ultima bugia

Olimpiadi Roma 2024, i veri conti: c’è un buco di 8 miliardi

13 Giu , 2016  

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Le Olimpiadi a Londra del 2012 prevedevano all’atto della presentazione della candidatura una spesa di 3,3 miliardi di euro. Sono costate a consuntivo 12,3 miliardi, quasi quattro volte tanto. Le Olimpiadi di Pechino 2008 dovevano costare 12 miliardi di euro (la Cina non badava a spese), e sono costate 38 miliardi di euro: 3 volte tanto. In questo caso nel budget iniziale presentato per ottenere la candidatura erano previsti 1,3 miliardi di euro per la costruzione e l’ammodernamento delle strutture olimpiche, ma durante gli anni si è scoperto che quelle strutture non potevano stare in piedi senza adeguate infrastrutture. Quindi quel capitolo di spesa è lievitato fino a 28 miliardi di euro.

La pista di bob a Cesana di Torino 2006

La pista di bob a Cesana di Torino 2006

Le Olimpiadi di Atene 2004 avevano un budget di spesa di 4 miliardi di euro, e un consuntivo di 10: sulla carta 2 volte e mezza tanto, ma fu di più perché quella manifestazione fece fallire la Grecia e le ferite sono apertissime ancora oggi. In Italia si cita come virtuoso il percorso seguito dalla città di Torino per le Olimpiadi invernali del 2006. Ma basta dare una occhiata al dossier dei radicali per scoprire tutt’altra storia. La leggenda vuole che dei 600 milioni impegnati alla fine sia restato un tesoretto di 70 milioni di euro. Ma quasi nessuna infrastruttura costruita all’epoca oggi è in piedi ed è sfruttata. Si sono disseminate ovunque inutili cattedrali nel deserto. Come la famosa pista di bob di Cesana, costata 77, 3 milioni di euro e chiusa definitivamente nel 2014 per mancanza di clientela (nel frattempo la gestione operativa ogni anno aveva fatto registrare un rosso milionario). O come il Villaggio Olimpico, costato 145 milioni di euro, pensato poi come un business di edilizia popolare, continuamente ristrutturato perché i lavori iniziali non erano stati fatti a regola d’arte, e dall’aprile 2013 occupato prima da 400, poi da 700, infine da mille migranti che si erano stabiliti lì.

Luca Cordero di Montezemolo e Giovanni Malagò

Luca Cordero di Montezemolo e Giovanni Malagò

Chiunque se ne terrebbe lontano mille miglia, perché la storia ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che i giochi olimpici sono stati talvolta un buon affare per i privati, e sempre un’idrovora per le finanze pubbliche. Siccome alla guida del comitato Roma 2024, dove spiccano il presidente del Coni Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo, c’è chi guarda soprattutto a quei profitti privati, ovvio che spinga sull’acceleratore: che gliene può importare delle perdite pubbliche? Per questo finora hanno fatto circolare un documento propagandistico del Ceis di Tor Vergata, secondo cui il conto economico delle Olimpiadi sarebbe un affarone con qualsiasi scenario. Documento assai bislacco, perché ipotizza tre diversi scenari (uno di riferimento, uno ottimistico e uno pessimistico), e in nessuno dei tre variano mai le spese pubbliche previste. Perfino quelle impreviste, che restano le stesse nello scenario base, in quello ottimistico e in quello pessimistico.

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Roberto Giachetti

Quindi proprio quello che la storia ci ha insegnato essere triplicato o quadruplicato sempre rispetto alle previsioni- il budget di spesa- nel documento di Tor Vergata non varia mai. Arriva un alluvione sul villaggio Olimpico? Costi identici. Così non c’è bisogno di professoroni a fare previsioni di spesa: sono buoni tutti, anche senza laurea. Ma nello stesso documento c’è una tabella che dice l’esatto opposto per un sussulto di dignità. E’ quella sull’analisi finanziaria di massima della componente pubblica, che mette a confronto i costi di investimento e i rientri netti che ci sarebbero. Uscite: 7,44 miliardi. Entrate: 7,44 miliardi. Quindi costo zero. Questa per altro è la tesi del Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone e soprattutto del candidato sindaco del Pd, Roberto Giachetti, gran sponsor delle Olimpiadi a Roma.

olimpiadiPoi leggi però che fra le entrate figurano investimenti pubblici di 2,2 miliardi (che sono un’uscita per le casse dello Stato), un contributo pubblico a copertura di imprevisti di 1,364 miliardi di euro (altra uscita classificata come entrata) e un contributo pubblico a perdere di 466 milioni di euro (da spostare anche questo dalla voce entrate alla voce uscite). Le sole entrate vere sono le sponsorizzazioni nazionali (615 milioni), il merchandising (74 milioni), i biglietti italiani (346 milioni), quelli venduti all’estero (95 milioni) e il contributo del Comitato olimpico internazionale (1,046 miliardi). Poi ci sono due entrate molto opinabili: i benefici del villaggio Olimpico (78 milioni) e la stima delle entrate fiscali maggiori che proverrebbero dai giochi (un miliardo e 151 milioni).

Virginia Raggi

Virginia Raggi

Pure considerando buone queste, il vero conto di quella tabella sarebbe questo: costi per lo Stato di 11 miliardi e 487 milioni di euro, rientri netti per lo Stato di 3 miliardi e 405 milioni. Risultato finale: una perdita per le casse pubbliche di 8 miliardi e 82 milioni di euro, che come sempre capita in questi casi andrebbe a pesare sulla fiscalità generale, e cioé sulle tasse degli italiani oltre che dei romani. Osare definire questa un grande affare è davvero misterioso. Anche prendendo per buone (e mai lo sono) le cifre del comitato organizzatore, si dimostra con chiarezza come sia più che giustificata la prudenza mostrata dall’altro candidato sindaco, Virginia Raggi del M5s. I numeri dicono che Giachetti si espone su un grandissimo azzardo, e che sulle Olimpiadi ha ragione la sua avversaria.

raggi2

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One Response

  1. Cosimo ha detto:

    Ho una bellissima idea per Roma, anzi 2, da proporre a Montezemolo, due nuove discipline sportive per le olimpiadi, la F1 dei rullocompressori e la 24 ore dei compattatori

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