L'ultima bugia

Il super pil italiano? Una favoletta subito smentita dai numeri

9 Giu , 2017  

Non c’è da gioirne, ma è la verità. Eurostat- l’ufficio statistico dell’Unione Europa- ha accolto i dati sul Pil italiano che l’Istat ha rivisto improvvisamente al rialzo dallo 0,9% all’1,2% su base annua, e rilasciato la classifica dei 28 paesi europei aggiornata. Con quella crescita l’Italia è al 25° posto per crescita su 28 paesi. Terzultima. Ultima è la Grecia (+0,4%) e penultima la Francia lasciata un po’ ammaccata (+1,0%) nelle mani di Emanuel Macron. Con questa classifica è ora evidente che quel dato corretto dall’Istat non è affatto un successo. Ma un insuccesso, che spiega una volta in più come l’Italia non abbia azzeccato le proprie politiche economiche.Otto paesi europei crescono a ritmi superiori al 4 per cento annuo. Quindici sopra il 3 per cento. Ventidue paesi su 28 sopra il due per cento. La media nel continente- dato che alcuni dei paesi più popolosi sono nelle parti basse della classifica- è del 2,10%, quasi il doppio della marcia innestata dall’Italia. In testa a tutti c’è l’Irlanda, ma nella classifica rialza la testa anche uno dei paesi che negli ultimi anni sono stati spesso dietro l’Italia: quella Finlandia che stava attraversando una lunga crisi economica ed industriale post Nokia, ha ripreso a crescere e registra un 2,60% che è più che doppio rispetto al dato italiano. In compenso pur stando davanti all’Italia, frena un po’ pure la Germania (+1,70%). La Spagna cresce del 3 per cento. Il vento dell’economia gira per tutti, e la congiuntura è molto positiva. Però l’Italia non sa coglierla nè restarvi vagamente agganciata. Le sue politiche economiche non solo non hanno fatto meglio della congiuntura, ma nemmeno hanno saputo essere neutrali: sono state dannose, e i dati lo fotografano plasticamente.

Purtroppo invece di prendere atto della realtà e provare ad immaginare correzioni di rotta, membri del governo e politici di maggioranza hanno accolto questa notizia sul Pil (che è negativa dentro il quadro europeo) come fosse un trionfo personale. Esultanto come si fa quando vince la propria squadra allo stadio: non hanno proprio capito stanno perdendo sia la partita che il campionato, e sono ormai retrocessi in serie B nella compagnia certo non felice della Grecia di Alexis Tsipras.

Che i politici sempre in corsa per le elezioni raccontino favole e vere e proprie balle, è drammatica normalità. Che li assecondino anche tecnici di governo come il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è triste sorpresa. Ma è drammatico che il mondo dell’informazione si appecoroni come è accaduto una settimana fa quando fu pompato e gloriato sulle prime pagine dei quotidiani questo nuovo dato sul Pil per altro dovuto a una correzione formale operata dall’Istat. Tutti a scrivere che finalmente si cresce, quando il dato sul trimestre (+0,4%) è addirittura il penultimo in Europa, sia pure a pari merito con altri paesi. Eppure l’hanno magnificato, e solo qui con una certa prudenza pubblicando la classifica vera sulla disoccupazione che era altro insuccesso nel quadro generale, avvertimmo di stare attenti al Pil, che probabilmente la situazione era identica. Ma niente, su ogni quotidiano titoloni e commenti dei cosiddetti esperti come Marco Fortis, l’aedo di corte di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, che esultava fuori luogo.

Mentre la Francia con Macron si prepara a cercare le medicine giuste per tornare a rialzare la testa come le accadeva, in Italia ci si bea dei propri insuccessi senza nemmeno porsi domande. Perché politici seri dovrebbero chiederselo: come mai nessuna ricetta di politica economica negli ultimi 15 anni ha avuto l’effetto sperato? Perché obiettivamente ne hanno adottate assai diverse Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta e lo stesso Renzi-Gentiloni. Ma nessuna ha funzionato. Erano mal pensate tutte? Annunciate e non realizzate come avrebbero dovuto? O c’è un problema strutturale nell’economia italiana a cui mettere mano? Perché è un fatto: fino all’inizio dell’adozione dell’euro, l’Italia era stata stabilmente fra i primi dieci-15 paesi. Da allora è stata sempre fra gli ultimi dieci, e di anno in anno è scesa fra gli ultimi 3 o 4. Sempre. Chiunque governasse. La sola volta che ha rialzato la testa è stata durante la crisi del 2008-2009: il Pil scese sì del 5,5%, ma 15 paesi Ue fecero peggio di lei. Come se quella sua debolezza nella crescita le facesse però da argine anche durante le tempeste. Invece di gloriarsi degli insuccessi, credo che i leader politici italiani farebbero meglio a riunire intorno a un tavolo le migliori menti economiche di questo e di altri paesi per chiedere a loro una risposta: perché nulla ha funzionato? Quale è il male oscuro dell’Italia? A me piacerebbe sentirla…

 

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