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La polemica

Perché il Pd non può fare la morale a Di Maio sulle spese

20 Ott , 2016  

Ogni parlamentare riceve fra stipendio e rimborsi spese (che deve giustificare solo in piccolissima parte) fra i 13 e i 14 mila euro netti al mese a seconda se sia deputato o senatore. Può mettersene in tasca senza nessun controllo qualcosa più di 11 mila euro al mese netti se è deputato, e oltre 12 mila euro netti se è senatore. La cifra cresce fra mille e 2 mila euro netti mensili se è membro dell’ufficio di presidenza o presidente di commissione. Sono tanti soldi, e ognuno giudicherà se siano meritati. Ha fatto scandalo il fatto che il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ha utilizzato in 3 anni 100 mila euro per pagare attività politica sul territorio. Ho fatto presente che due deputate Pd, Alessia Morani e Giuseppina Maturani, hanno speso in 3 anni oltre 300 mila euro ricevuti da Camera e Senato. Ed è insorto mezzo Pd contro di me…

Sergio Boccadutri

Sergio Boccadutri

Fra chi protesta anche Sergio Boccadutri, ex Sel, poi scopertosi piddino. Che con gentilezza mi accusa di imprecisione che in altri casi non avrei avuto. Perché non avrei fornito la contabilità esatta delle spese di Di Maio. Cosa che faccio ora, visto che sembra tenerci tanto. Ho detto che Di Maio ha restituito circa 200 mila euro ai contribuenti italiani in 3 anni. La cifra precisa è un po’ più alta, ma la dettaglio così: 111.986,58 euro restituiti e versati con bonifico bancario su un conto corrente della Banca di Italia per un fondo che finanzia le pmi italiane. Altri 76 mila euro non ritirati, e quindi lasciati a disposizione del contribuente non ritirando l’indennità mensile da vicepresidente della Camera, e ancora almeno 30 mila euro non utilizzati di spese di rappresentanza per quella carica erogati invece come la stessa indennità agli altri vicepresidenti che militano in altre forze politiche.

Alessia Morani

Alessia Morani

Non sono un militante del M5s, non ho antipatie o simpatie personali nè per Di Maio, nè per le gentili signore del Pd a cui ho fatto semplicemente notare che prima di polemizzare bisogna essere nella condizione di farlo. E loro non lo sono. Ha speso tanto Di Maio? Poteva spendere di meno? Questo è un argomento che riguarda solo altri eletti del M5s e quella comunità. Non ha diritto di polemizzare sui centesimi chi non ha restituito ai contribuent nemmeno un centesimo di quel che era messo a disposizione. Nessuno dei parlamentari del Pd ha ridato un euro ai contribuenti, e con che faccia oggi accusano Di Maio di averni restituiti SOLO 200 mila euro e più? Nessuno accusa loro di non averlo fatto: pensano che quei soldi siano necessari e che non vadano restituiti, e hanno il diritto di pensarlo e anche difenderlo davanti ai loro elettori.

L'art. 37 del regolamento finanziario Pd

L’art. 37 del regolamento finanziario Pd

La Morani si giustifica davanti ai suoi seguaci spiegando di avere sì ricevuto più di 300 mila euro oltre allo stipendio in 3 anni, ma di averne versati 120 mila euro al Pd a livello nazionale o livello locale. Vorrei dire che è una sua libera scelta: poteva versarli alla zia, a un’amica, a una onlus. Dei soldi che uno riceve lecitamente può farne quel che vuole. Ma è diverso darli a chi vuoi tu e restituire ai contribuenti (come fa M5s) perché ritieni che quei soldi siano troppi per l’attività che ti è chiesta. Vorrei potere dire questo, ma non posso. Perché la Morani non ha scelto proprio nulla: è l’articolo 37 del regolamento finanziario del Pd a imporle di versare al partito parte di quello che le entra per ogni incarico ricoperto.

ettore-rosatoE’ un aspetto questo da sempre tollerato dei regolamenti dei partiti tradizionali. Secondo me a torto, perché è un obbligo di dubbio valore costituzionale. La Morani come tutti i Pd devono pagare, perché è il partito ad averli portati nella carica ricoperta ora. E’ una specie di tassa sulla candidatura: se non paghi, addio politica e parlamento. In qualche regolamento territoriale del Pd è previsto che quella tassa debba essere pagata perfino da amministratori di società pubbliche nominate da sindaci o assessori del Pd. Quando vidi quei regolamenti pensai alla richiesta di un pizzo. Il Pd si offese, e non uso questa immagine. Ma secondo me è dubbio anche in base alle leggi vigenti fare una richiesta simile, ed è comunque indice di come si considera la cosa pubblica: un bene privato a propria disposizione e vantaggio. Quei soldi versati al Pd con la pistola puntata alla testa non sono un risparmio dei costi della politica, ma un malcostume che racconta che cosa è oggi la politica. Ecco, da quell’altare onestamente non è accettabile alcuna predica. Men che meno quella sui rimborsi di Di Maio…

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