La polemica

Nessuno investe i loro contributi, onorevoli pensioni pagate dai cittadini

9 Ago , 2016  

I vitalizi ci sono ancora, e non pochi: sono la maggiore delle uscite previdenziali per i parlamentari nel bilancio della Camera dei deputati. Anche se dal 2012 hanno annunciato il passaggio al sistema contributivo come avviene per tutti i lavoratori italiani, ci vorranno ancora lustri per estinguere il più grande privilegio su cui hanno potuto contare per 50 anni gli eletti in Parlamento. Nel bilancio 2015 della Camera dei deputati guidata da Laura Boldrini su 137,82 milioni di spesa per il “trattamento previdenziale dei deputati cessati dal mandato”, quasi 111 milioni sono ancora dovuti ai famigerati vitalizi.

Gli assegni vitalizi diretti (a ex deputati ancora in vita) ammontano infatti a 85,4 milioni di euro. Gli assegni vitalizi di reversibilità (quelli corrisposti ai familiari dopo la morte dell’ex deputato) ammontamno a 25,3 milioni di euro. Poi ci sono 10,5 milioni di euro di pensioni dirette erogate a chi è entrato nel nuov regime contributivo e ci sono già 370 mila euro corrisposti per pensioni contributive di reversibilità. Altro 16 milioni sono invece versati al Senato come “quota di assegni vitalizi e pensioni” pagate dall’amministrazione di palazzo Madama a chi ha terminato la vita parlamentare da senatore, ma ha fatto prima anche il deputato. Soldi ne escono dunque in continuazione per gli ex. Ed entrano ovviamente anche contributi per finanziarle.

Assai pochi, in verità: 7,145 milioni in un anno di trattenute sulla indennità parlamentare destinate al “trattamento previdenziale dei deputati”. Non bastano nemmeno a pagare le pensioni contributive dell’anno, che ammontano già a tre milioni di euro di più. E non bastano per colpa dell’ultima follia legata alla previdenza dei parlamentari: sono l’unica categoria professionale in Italia i cui contributi non vengono investiti per ottenere almeno un pizzico di rendimento con cui pagare le rivalutazioni delle loro pensioni. E’ l’indice della assoluta mancanza di cura dei soldi dei contribuenti italiani, grazie a cui viene pagato quel divario fra contributi versati e pensioni e vitalizi intascati: tanto quella differenza ogni anno viene versata dal ministero dell’Economia con la dotazione annuale a Camera e Senato, e chissenefrega.

Eppure per i dipendenti della Camera quel pizzico di rispetto per i soldi dei contribuenti ancora c’è. Loro non hanno mai goduto di vitalizi, ma di pensioni sì. Versano i contributi, vengono accantonati nel fondo di previdenza per il personale della Camera dei deputati e ogni anno investiti e fatti fruttare per non pesare sulle spalle del contribuente. Nel loro rendiconto di gestione figurano interessi su liquidità, ma soprattutto 2,5 milioni di euro di interessi sugli investimenti, oltre a quelli sui mutui e sui prestiti. Il rendimento medio ottenuto nel 2015 è stato del 2,11%. Minore di quello dell’anno precedente (2,41%), gigantesco però se messo a confronto con il rendimento ottenuto sui contributi dei parlamentari, che è zero visto che né alla Boldrini né alla sfilza di suoi predecessori è mai venuto in mente l’ovvio: investirli e farli rendere.

tagliovitaliziSenza un fondo pensione dei parlamentari, il loro sistema previdenziale non è affatto uguale a quello degli altri lavoratori italiani, ed è contributivo solo sulla carta: tanto paga Pantalone, e chissenefrega di fare fruttare quei contributi. Eppure non è sempre stato così. Quando fu fatta la legge per l’indennità parlamentare a metà degli anni Sessanta, e fu deciso di pagare loro anche quel vitalizio, venne creata la Cassa dei parlamentari. Investiva in titoli di Stato e obbligazioni pubbliche, e aveva i suoi bei ritorni. C’era la coscienza del dovere di fare mettere a frutto quel che veniva loro pagato comunque dai cittadini. Poi sono arrivati i favolosi anni Ottanta, ed è iniziato il chissenefrega dei cittadini. I parlamentari hanno deciso di concedersi un aiutino per rientrare nel mondo del lavoro una volta terminato il loro mandato e non più rieletti. Così si sono inventati l’assegno di fine mandato, l’aiutino economico che si auto-concedevano per rientrare in società: un mese di indennità parlamentare piena per ogni anno di mandato. Solo che non avevano versato nulla per concedersi quel grazioso regalino. E dove hanno preso i soldi? Dalla Cassa di previdenza dei parlamentari, che così in pochi anni è andata a ramengo, prosciugata di tutte le sue risorse. Chiusa la cassa, si sono aumentati l’indennità parlamentare per togliersi quel contributo per l’assegnod i fine mandato che ancora oggi esiste. Ma i versamenti previdenziali sono diventati una partita di giro, non hanno più ricostituito un fondo pensione e buonanotte ai soldi degli italiani che nessuno ha più fatto fruttare.

Piero-GrassoIncassano e nemmeno tengono con cura, esattamente come fece nella parabola evangelica dei talenti il “servo sciocco e infingardo” che nascose sotto terra senza farlo fruttare il talento che gli aveva affidato il padrone. Nella parabola però il servo si sentì apostrofare così: “avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Ma quello è il Vangelo. Alla Camera piange e stride denti solo il contribuente italiano…

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  1. […] Incassano e nemmeno tengono con cura, esattamente come fece nella parabola evangelica dei talenti il “servo sciocco e infingardo” che nascose sotto terra senza farlo fruttare il talento che gli aveva affidato il padrone. Nella parabola però il servo si sentì apostrofare così: “avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Ma quello è il Vangelo. Alla Camera piange e stride denti solo il contribuente italiano…”. Franco Bechis […]

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