La polemica

I risarcimenti di Renzi: soldi ai Boschi, zero al sig. Bianchi

8 Mag , 2016  

Gli amministratori delle 4 banche coinvolte nei decreti di risoluzione- compreso il famoso papà del ministro Maria Elena Boschi– potrebbero ricevere il rimborso automatico all’80% di eventuali obbligazioni subordinate in loro possesso sottoscritte prima del 12 giugno 2014 presso Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chiesti.

rosiboschi2E’ uno degli aspetti più grotteschi del meccanismo inserito negli articoli 8-9 e 10 del decreto legge approvato il 3 maggio scorso dal consiglio dei ministri guidato da Matteo Renzi, “Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favoe degli investitori in banche in liquidazione”. Anche se solo teorica (non è noto se e quante obbligazioni subordinate poi azzerate fossero nel portafoglio degli ex amministratori delle banche), la possibilità è clamorosa e deriva da una serie di storture evidenti del meccanismo scelto dall’esecutivo per separare chi rimborsare in automatico da chi invece dovrà fare valere le proprie ragioni in un arbitrato davanti alla Anac di Raffaele Cantone. Il governo infatti avrebbe voluto separare i risparmiatori che con buona probabilità erano stati truffati dalla banca di fiducia da eventuali speculatori che poi hanno acquistato sul mercato secondario o presso intermediari terzi gli stessi titoli per fare un buon affare.

banca etruriaPer farlo ha inserito un criterio che non ha nulla a che vedere con la truffa, e che si presta a mille e uno abusi: l’appartenenza del risparmiatore al ceto medio. Partendo tutti da una pre-condizione (avere acquistato quelle obbligazioni subordinate emesse dalle 4 banche entro il 12 giugno 2014), secondo l’esecutivo i risparmiatori per accedere al rimborso automatico dell’80% del capitale al netto di alcune variabili (spese bancarie, interessi percepiti sopra i titoli di Stato contemporanei, e altro), debbono rientrare in una di queste due condizioni: o avere un reddito lordo ai fini Irpef nel 2015 non superiore a 35 mila euro, o (in caso di reddito superiore), avere un patrimonio mobiliare non superiore ai 100 mila euro. Nella prima condizione (un reddito lordo Irpef inferiore ai 35 mila euro nel 2015) potrebbero trovarsi proprio alcuni ex amministratori delle banche coinvolte. Ad esempio il consiglio di amministrazione di Etruria è stato in carica nel 2015 solo fino all’11 febbraio, e dopo quella data alcuni amministratori potrebbero non avere ricevuto redditi da dovere dichiarare ai fini della tassazione Irpef, e quindi potrebbero godere del meccanismo di rimborso automatico all’80% perfino se coinvolti in procedimenti penali per vicende all’origine della truffa ai risparmiatori. Il governo infatti non ha messo altro tipo di paletti per quei rimborsi, con il risultato che molti veri truffati potrebbero esserne esclusi e invece alcuni truffatori essere ammessi al beneficio.

Siccome il fatto di essere stato truffato non può essere dipendente né dal proprio reddito Irpef (solo quello, per altro), né dall’ammontare dei propri investimenti, con il meccanismo del decreto si creeranno numerosi casi di immotivata (e incostituzionale) disparità di trattamento fra risparmiatori truffati. Per altro si può benissimo essere ricchissimi, e vivere di rendite non sensibili ai fini della tassazione Irpef e accedere a quei rimborsi automatici. Mentre un signore che abbia un reddito Irpef di 35.500 euro lordi annui e abbia messo da parte nella vita risparmi di 100.500 euro per quanto truffato non avrebbe alcun rimborso. Può capitare, e in ben più di un caso. Ha sicuramente un reddito inferiore a 35 mila euro lordi ai fini Irpef- e quindi avrebbe diritto a quei rimborsi automatici- chi vive di rendite finanziarie, perché su queste viene applicata la ritenuta alla fonte dall’intermediario e il relativo reddito non viene più dichiarato ai fini Irpef.

Quindi grazie al meccanismo del governo può venire tranquillamente rimborsato in automatico un signore che ha comprato un milione e più di obbligazioni subordinate e che vive magari grazie agli interessi percepiti da un patrimonio finanziario di 10 o 20 milioni di euro. Stessa situazione favorevole avrebbe chi vive di rendita immobiliare: può avere tutti i risparmi che vuole in banca, essere proprietario di decine di appartamenti da cui riscuote l’affitto pagandoci sopra la cedolare secca, che essendo esclusa dal calcolo dell’Irpef consente al signore di rientrare nel parametro dei 35 mila euro lordi previsto per il rimborso automatico. Sono mille i casi di disparità: ad esempio verrebbe escluso dai rimborsi chiunque avesse ricevuto nel 2015 una liquidazione superiore ai 35 mila euro lordi, avendo da parte più di 100 mila euro di capitale investito. Per assurdo quei 101 mila euro di capitale potrebbero essere anche del tutto virtuali come le stesse obbligazioni subordinate che oggi valgono zero (o le azioni di altre banche nei guai), ma verrebbero conteggiate lo stesso nel 2015 diventando ostacolo insormontabile.

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