La polemica

Era arbitro, è scesa in campo. Ora Renzi licenzi la Scozzese

23 Giu , 2016  

Gli amministratori- non tutti- delle società controllate dal comune di Roma hanno presentato fin dal giorno dopo l’elezione di Virginia Raggi a sindaco della capitale le loro dimissioni di rito. Non è un atto dovuto, ma una sorta di protocollo di cortesia che si usa in occasioni simili. Anche perché il sindaco di una città in questi casi ha tutti i poteri dell’azionista e in una assemblea con socio unico potrebbe ottenere lo stesso identico risultato con più clamore mediatico. A Roma però c’è una sola dimissione protocollare che ci si attendeva fin dal lunedì mattina e che non sembra affatto essere arrivata. Anzi. E’ quella del commissario al debito del comune, carica attualmente ricoperta da Silvia Scozzese.

Silvia Scozzese

Silvia Scozzese

E’ un incarico in teoria super partes, ma che di fatto è controparte dello stesso comune: gestendo il debito storico accumulato dai vari sindaci che si sono succeduti alla guida della capitale, ne riversa anche gli oneri sul bilancio municipale e sulle tasche dei cittadini di Roma, che proprio per questo motivo pagano l’aliquota fiscale comunale più alta di Italia. Dovendo gestire interessi diversi se non contrapposti a quelli del Comune, la nomina del commissario dipende da una investitura della presidenza del Consiglio dei ministri. Di solito è tecnica, proprio per dare all’incarico quella parvenza di super partes che è necessaria allo svolgimento del compito.

 Ignazio Marino

Ignazio Marino

Il caso Scozzese però è assai più politico di quel che non era avvenuto nel passato. Lo è fin dal primo giorno, perché il commissario, pur essendo tecnicamente preparato, fino all’estate scorsa aveva un incarico politico-istituzionale dall’altra parte della barricata: era assessore al Bilancio in quota Pd nella giunta guidata da Ignazio Marino. Scelse di dimettersi da quell’incarico, facendo felice Matteo Renzi che stava cercando in ogni modo di fare pressing su Marino perché si dimettesse. Quasi a titolo di ricompensa la Scozzese fu subito dopo nominata commissario del debito. Anche quello era un modo per stringere Marino nell’angolo, perché da quella postazione di commissario la Scozzese aveva più di una possibilità di mettere in difficoltà il lavoro del sindaco.

Roberto Giachetti

Roberto Giachetti

Acqua passata, non fosse che proprio alla vigilia di queste elezioni il commissario del debito ha accettato ancora una volta un possibile incarico dall’altra parte della barricata: il candidato sindaco del Pd, Roberto Giachetti, le ha offerto la poltrona da assessore al Bilancio nella sua eventuale giunta. Ovviamente in caso di vittoria. Già allora sarebbe stato normale che la Scozzese non tenesse il piede in due staffe, scegliendo l’incerto incarico politico e mollando la poltrona commissariale che era in evidente conflitto di interessi. Oppure rifiutando pubblicamente il primo incarico. Non è avvenuta né l’una né l’altra cosa. Anche se il tema della gestione del debito del comune di Roma e soprattutto degli interessi eccessivamente alti che vi gravano sopra per contratti sottoscritti in altri tempi, era centrale nella campagna elettorale. Si è dato ai cittadini l’impressione in quei giorni della possibilità di scontare quegli interessi e di ricontrattare quel debito solo in caso di vittoria di Giachetti. Per forza: l’autorità super partes decisiva stava giocando apertamente solo in una parte del campo.

Virginia Raggi sindaco

Virginia Raggi sindaco

E’ andata male. E in qualsiasi paese del mondo già da due giorni la Scozzese sarebbe stata sostituita in quel ruolo da altra personalità super-partes. Alla diretta interessata che non prova grande imbarazzo l’idea delle dimissioni non è mai balenata. Anzi, sulla stampa amica sono apparsi retroscena in cui le si attribuiva l’intenzione di restare lì e “fare trovare lungo” alla Raggi. Questione di malcostume istituzionale che nel marasma politico delle prime ore deve essere sfuggita a palazzo Chigi. Perché siamo certi che appena realizzata la situazione, quella poltrona a cui la diretta interessata sembra essere così affezionata, troverà occupante più adatto per decisione dello stesso presidente del Consiglio.

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