La fregatura

Vitalizi, proposta Pd è un bluff: vale per solo per il 20% di ex

23 Mar , 2017  

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha bocciato la proposta del Movimento 5 stelle per equiparare i trattamenti pensionistici dei parlamentari in carica a quelli di tutti gli altri italiani, calcolandoli con il metodo contributivo stabilito dalla legge Dini e sottoponendoli per tutto il resto alla legge Fornero. La proposta ha ottenuto i voti favorevoli della Lega Nord e di Fratelli di Italia, ma non è passata per la contrarietà di Pd, di Forza Italia, Ap e tutti gli altri.

Ha avuto invece la maggioranza dei voti un’altra proposta, questa volta presentata dalla Pd Marina Sereni, che applica per tre anni un contributo di solidarietà solo sui vitalizi di chi ha fatto il parlamentare prima del 1 gennaio 2012. Il contributo di solidarietà sarebbe di 83 euro lordi al mese per chi percepisce un vitalizio lordo oscillante fra 5.500 e 6.600 euro lordi mensili. Oltre a quello si toglierebbero altri 166 euro lordi mensili a chi percepisce fra 6.600 e 7.500 euro lordi al mese. E ancora 250 euro lordi al mese tolti a chi ne percepisce fra 7.500 e 8.333 euro al mese e sopra questa cifra (ma sono pochissimi i percettori), il contributo da togliere al lordo oscillerebbe fra 400 e 600 euro al mese.

Con la bocciatura della prima e l’approvazione della seconda naturalmente è scoppiata la guerra fra Pd e M5s con toni anche forti, e un comizio finale in piazza davanti a qualche centinaio di militanti che protestavano di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. I grillini accusavano gli altri di non volere una volta di più equiparare i parlamentari a tutti gli altri italiani, abolendo uno dei privilegi più odiosi che ci siano: quello pensionistico. Il Pd controbatteva sostenendo che solo loro tagliavano i vitalizi agli ex, consentendo un buon risparmio alle casse della Camera.

Ora la verità è che il contributo di solidarietà deciso dal Pd ha basi giuridiche assai fragili, e importi molto timidi. E’ già stato applicato in passato, ed è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. In ogni caso il contributo viene applicato solo alla platea degli ex parlamentari che percepiscono più di 70 mila euro lordi annui: rappresentano meno del 20% del totale. Il taglio più sensibile, quello oscillante fra 400 e 600 euro lordi al mese, è applicato solo al 6% degli ex parlamentari che oggi percepiscono un vitalizio. La proposta è assai modesta, vale solo per tre anni e rischia di essere bocciata al primo ricorso istituzionale.

Quello che propongono i 5 stelle, condiviso da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni, non punta tanto sul risparmio, ma su un tema di equità e di abolizione dei privilegi che- inutile dirlo-è assai sentito da tutti i cittadini italiani e rischia di diventare il principale tema politico da qui a settembre. Non c’è un solo italiano che non faccia il parlamentare che abbia diritto a percepire una pensione avendo versato solo 4 anni e 6 mesi di contributi. E’ questa la disparità inaccettabile rispetto a milioni di italiani che si sono visti strappare il miraggio della pensione a due passi dopo avere lavorato 30 o 40 anni proprio grazie alle nuove rigide regole della riforma Fornero. Per altro in poche altre realtà europee questo trova parallelo: in Francia è possibile prendere una pensione di meno di mille euro dopo 5 anni da deputato solo se in tutto il resto della vita non hai avuto altri contributi versati: quell’assegno è sostitutivo di altre pensioni, e mai cumulabile, nemmeno con regimi previdenziali privati.

In Italia questo privilegio della pensione dopo solo 4 anni e sei mesi di lavoro riguarderebbe in tutto poco più di 500 parlamentari (gli altri l’hanno già maturata), e togliendo i 5 stelle, la Lega e Fratelli di Italia che non la vogliono per sé, ne beneficerebbero poco più di 300 su 945. E’ davvero difficile capire perché la maggioranza assoluta di deputati e senatori non voglia disinnescare questa inutile bomba politica che è sulle loro poltrone e che esploderà da qui al 15 settembre. Non c’è nulla di drammatico nell’idea di utilizzare questi contributi per il cumulo con quelli già versati o che si verseranno per qualsiasi altro mestiere, avendo alla fine una pensione calcolata sul versato di tutta la vita come capita oggi a tutti gli altri italiani. Rifiutare di farlo come è accaduto ieri non è simbolo della difesa di un privilegio. E’ semplicemente stupidità.

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