La fregatura

Scommessa? Il Pd per fare fuori Renzi non approverà la legge elettorale

6 Feb , 2017  

Quanto ci vuole a unificare due leggi elettorali come quelle uscite dalla Corte Costituzionale con la bocciatura del Porcellum (nel caso del Senato) e con quella dell’Italicum? Due settimane? Tre settimane? Largheggiamo e diciamo pure un mese? Finora nemmeno un passo su quella strada è stato compiuto. E l’ultima scusa avanzata è che bisogna attendere le motivazioni dell’ultima bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Che c’entra assai poco, perché una volta che ha lasciato in piedi un premio di maggioranza, basterebbe mettere lo stesso al Senato e se c’è accordo politico, ammettere un voto a coalizioni oltre a quello di lista.

Non un passo in realtà viene compiuto su questa strada, per un motivo semplice semplice: non si vuole andare a votare, e qualsiasi argomento è buono per questo. C’è il freno naturale di mezzo Parlamento per arrivare oltre a settembre e conquistare il diritto non al vitalizio, ma a quella pensione da 900 euro al mese a 60 anni che i parlamentari di prima nomina non raggiungeranno mai se non rieletti, perdendo pure tutti i contributi versati in questi 4 anni. E va bene. Ma il vero motivo che frena tutto è che quella truppona Pd che a palazzo arrivò perché la portò Pierluigi Bersani e poi miracolosamente scoprì una conversione renziana di massa, ha un dubbio amletico: dopo il referendum Matteo Renzi è politicamente morto o ancora no? E’ agonizzante, e allora possiamo dargli il colpo di grazia, o rischia di sanare le ferite e comandare ancora?

Questo è il solo tema che sta mandando alle calende greche (il governo di Paolo Gentiloni non ha alcun programma, e quindi se lo può dare ogni giorno) l’approvazione di una minima legge elettorale che renda possibile a qualcuno vincere e quindi formare un governo. Nella certezza che con quella attuale non modificata nessuno possa trovare una maggioranza né prima né dopo il voto, paralizzando l’Italia. Non dico che questa sia una disgrazia, basta vedere le meraviglie compiute dal Belgio (qualche tempo fa) e della Spagna (in tempi più recenti) quando non hanno potuto avere alcun governo. In entrambi i casi è quasi sembrato che i popoli se la cavino meglio da soli, senza guide che di solito li danneggiano.

Visto che questa melina è solo una scusa, e in due mesi nemmeno sono riusciti a trovare il successore di Anna Finocchiaro alla presidenza della commissione affari costituzionali del Senato (che deve approvare la nuova legge elettorale), si andrà alle calende greche. E sono pronto a scommettere che alla fine a forza di rinviare per vedere se nel Pd qualcuno riesce a mettere fuori gioco Renzi, dopo l’estate nessuno approverà la nuova legge elettorale, e nel 2018 si andrà a votare al buio. Meglio quindi prepararsi all’auto-governo e a fare a meno del Parlamento e di palazzo Chigi, e chissà che non sia questa la scelta ideale…

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