La fregatura

Caro Renzi, l’Ue è cattiva. Ma non proprio scema

28 Set , 2016  

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L’Europa non vuole concedere a Matteo Renzi un extra deficit di 3-4 miliardi di euro che lui vorrebbe spendere in più con la legge di stabilità del 2017. Quella che viene chiesta è a dire il vero una somma extra, che si aggiunge a “flessibilità” già concessa all’Italia per 0,4 punti di pil (poco meno di 7 miliardi di euro) in base a nuove regole introdotte da Jean Claude Junker che scattano in automatico quando un paese presenta un piano di riforme strutturali che si dispiegano su più anni.

Quei soldi extra dovrebbero servire per investimenti duraturi, e invece in questi anni sono stati impiegati per mancette a pioggia, assai utili per chi governa se varate poco prima di un appuntamento elettorale, ma del tutto inefficaci sul ciclo economico. Quei soldi extra invece non vengono concessi come era accaduto lo scorso anno, quando Renzi chiese 3,3 miliardi in più del dovuto. All’epoca la domanda fu fatta per affrontare l’emergenza immigrazione. E fu respinta, con qualche ragione: in Italia c’erano stati meno sbarchi degli anni precedenti e dal mese di agosto era evidente a tutti come la bomba migratoria avesse riguardato altri paesi, quelli che si trovavano sulla rotta dei Balcani.

renziginnicoA novembre però l’Europa fu sconvolta dall’attacco terroristico del Bataclan, e Renzi tornò subito alla carica: quei 3,3 miliardi extra gli servivano non più per l’emergenza migranti, ma per i nuovi costi per la sicurezza e i piani anti-terrorismo. Il premier italiano in realtà poi usò anche quei soldi per una mancetta ai giovani, arrampicandosi sui muri e spiegando che la risposta al terrorismo doveva essere anche culturale: così pagò il biglietto a cinema, teatro e mostre ai neo diciottenni.

renziventoteneQuesta volta invece Renzi viene respinto con perdite, e si lamenta dell’Europa cattiva e poco lungimirante che gli mette a rischio i suoi piani di spesa pubblica: dalle indiscrezioni circolate in questi mesi, altre mancette. E’ cattiva l’Europa? Sì. Applica le regole come vuole, chi sta simpatico ne beneficia e chi è antipatico a Bruxelles si deve arrangiare? Sì. Lo dimostrano i trattamenti diversi ricevuto dai vari paesi, con la Francia che se ne frega dei deficit, la Spagna pure, la Germania che ancira di più se ne impippa delle regole sui surplus commerciali. E l’Italia? Qualcosina le hanno concesso: ad esempio sono stati chiusi, proprio tappati gli occhi in questi anni sulla situazione del debito pubblico che nel 2011 era l’emergenza mondiale e da lì in poi è diventata quisquillia fra le tante.

renzisbruffonePerò l’anno scorso, incassando alla fine quei 3,3 miliardi in più da spendere senza averli (in deficit), Renzi fece una promessa che il suo ministro dell’Economia mise nero su bianco in lettere e documenti ufficiali inviati a Bruxelles: “so che non ci credete perché abbiamo sempre promesso, e mai mantenuto. Ma questa volta giurin-giurello, vi garantiamo che nel 2016 facciamo scendere finalmente il nostro debito pubblico. Venderemo Poste, Ferrovie, tutto quel che serve, e scenderà. Come? Ve l’avevamo promesso già nel 2015? Sì, ma questa volta non scherziamo: nel 2016 lo facciamo”. Non era grande impresa: con il Pil che cresce, per fare scendere il debito basterebbe farne perfino un po’ di più, ma un pizzico meno di quel che cresce il Pil.

renzi-pancetta-pancia-panza-813870 Ma l’Italia non è riuscita a fare nemmeno questo: il debito non è sceso, né restato immobile. E’ di nuovo cresciuto. Per quanto cattivi siano, c’è da capire gli euroburocrati: sono anni che fanno patti con te, ti concedono e fanno quello che dicono, ti chiedono in cambio qualcosina e tu li burli. Ora ti rimandano al tuo paese, e l’avremmo fatto anche noi con loro.

shaubleMerkel2Così non sono gli euroburocrati cattivi il problema: sono le regole europee. Quelle che l’Italia ha sempre accettato, quando non promosso: da Silvio Berlusconi a Renzi, passando per Romano Prodi, Mario Monti ed Enrico Letta. Se tu infili il collo nel cappio, serve poi a poco dimenarsi e protestare che quello stringe quando sei lì appeso a penzoloni. L’Italia non è fatta strutturalmente per le regole dell’Unione europea: è un paese diverso da tutti gli altri, con una struttura economica che non ha paragoni, con una storia diversissima da Germania, Francia, Olanda, Belgio e tutti gli altri.

renzimerkelProtestare oggi serve assai a poco, perché o si disdettano con coraggio patti che non si possono rispettare, o non si risolve nulla. Ogni anno si chiede la flessibilità, e che cosa è la flessibilità? La possibilità di oscillare un po’ per poi tornare alla posizione di partenza. Metti il naso fuori dalla palta (per non dire di peggio) sapendo benissimo che poi devi tornarci dentro. Il problema è la posizione di partenza, non la piccola libertà di mettere quel naso fuori per qualche due minuti. Invece di stare lì con il cappello in mano a pietire, Renzi abbia il coraggio di violare i trattati che soffocano l’Italia e di impugnarli. Sul serio però, non recitando la litania quando sei già con le spalle al muro. Perché il premier che oggi protesta solo qualche settimana fa si beava in crociera a Ventotene di questa bella Europa abbracciando Angela Merkel e Francois Hollande. Ed è lo stesso Renzi che nel novembre 2015 infilandosi in guai che hanno distrutto la sua ascesa politica, piegava la testa ai diktat europei applicando parzialmente il bail in a quattro piccole banche in crisi.

rebnzioreaconmerkelNon aveva firmato lui quella direttiva, è vero. Ma ha fatto di peggio: l’ha applicata per non litigare con la Merkel e Junker quando non era ancora entrata in vigore (valeva solo dal primo gennaio 2016). Renzi stesso come i suoi predecessori nel momento in cui davvero c’era la possibilità di rompere con l’Europa ha sempre fatto il contrario: voleva sembrare l’alunno più diligente in quel sistema che avrebbe dovuto fare saltare.

Avere sbagliato tanto in passato non preclude la possibilità di fare davvero la cosa giusta oggi. Ci vuole coraggio, ma nemmeno troppo. Perché l’Europa come oggi la conosciamo, con le sue regole asfittiche, è già morta. Consiglierei al premier di fare quattro chiacchere con i gestori dei grandi patrimoni, che stanno attrezzandosi per cambiare i portafogli investimenti dei loro clienti proprio per affrontare con meno contraccolpi possibili quello che danno per scontato: la fine della Ue, che crollerà secondo loro per la svolta che sta maturando in Austria. Magari parlando con loro saprà cosa fare…

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