Je suis Juif

Sinè che deve la vita a Charlie Hebdò che lo licenziò

12 Gen , 2015  

Si chiama Maurice Sinet, ha compiuto 86 anni lo scorso 31 dicembre e da tempo si sposta fra una carrozzella e un letto di ospedale. Ma è vivo. E forse deve la vita proprio a Charlie Hebdò, che lo licenziò più di sei anni fa. Sinet è infatti un vignettista famoso in Francia, che fu mandato via dal settimanale oggi decimato dai mitra dei terroristi nel 2008 per una caricatura di Jean Sarkozy, figlio dell’allora presidente francese, e per il corsivo che lo accompagnava, tacciato di antisemitismo.vignettasu sinetSinet, che si firmava con il nome d’arte Sinè, fu cacciato per avere ironizzato sul matrimonio di Sarkozy jr con una ereditiera ebrea, ipotizzando una conversione alla religione ebraica del figlio dell’ex presidente. A licenziarlo fu l’allora direttore di Charlie Hebdò, Philippe Val, che pochi mesi dopo sarebbe stato nominato direttore di France Inter a Radio France, canale pubblico. Quel licenziamento fece molto discutere non solo in Francia (sopra una vignetta di The Guardian sul caso). Sinè fece causa a Charlie Hebdò e la vinse sia in primo che in secondo grado, quando ottenne un risarcimento di 90 mila euro (40 mila in primo grado) per licenziamento ingiustificato. Sinè ha allora fondato un settimanale concorrente, Sinè Hebdo, che nel 2010 ha dovuto trasformarsi in mensile e che proprio in queste settimane aveva lanciato una campagna straordinaria di raccolta fondi per sopravvivere. Quel licenziamento e la clamorosa censura del 2008 probabilmente ha salvato la vita a Sinè, che altrimenti avrebbe continuato a partecipare alle riunioni di redazione di Charlie. Per altro l’anziano vignettista ha scritto sul sito Internet del suo mensile poche parole per esprimere lo sgomento dell’attentato del 7 gennaio scorso: “è come mi fosse crollato in testa un edificio di sei piani. Alla mia età mi è accaduto di perdere negli anni molti amici e colleghi. Ma cinque di un tratto: Tignous, Wolinski, Charb, Cabu, Honore … assassinati da pazzi, malati… È troppo, è troppo, è insopportabile, è terribile … è disumano!”.

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