Intervista

Narduzzi, ex collega di Casaleggio: corro a Londra grazie a Brexit

28 Giu , 2016  

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E’ già partito per Londra . Non vuole perdere il vento Brexit, perché è certo che abbia trasformato il cuore dell’Inghilterra in una buona occasione economica. Edoardo Narduzzi, presidente e co-fondatore di Techedge Group, un gruppo ormai medio-grande specializzato in soluzioni tecnologiche per i processi aziendali, è convinto che a Londra e dintorni ora ci sia l’occasione di fare ottimi affari, certamente per il deprezzamento della sterlina che rende competitiva per la prima volta una zona che in questi anni era stata sempre troppo cara, fuori portata.

Narduzzi aveva iniziato come manager di una controllata Telecom, ai tempi in cui dentro c’era ancora Gianroberto Casaleggio. I due avevano stretto anche amicizia,  e ancora un paio di settimane prima della scomparsa del co-fondatore del Movimento 5 stelle si erano sentiti al telefono. Casaleggio pensava alla sua azienda, aveva chiesto un consiglio al vecchio amico e avevano preso un appunatamento per vedersi a Milano e discuterne insieme come spesso hanno fatto. Non c’è stato tempo, e Narduzzi non aveva capito che l’amico era agli ultimi giorni “non lo mostrava affatto, anzi. Progettava ancora il futuro”. Lo avevano spesso fatto insieme, da quando erano usciti da Telecom sostanzialmente nello stesso modo: comprandosi con i fondi propri e dei manager la società che avrebbero guidato con un management buy out (un acquisto dei manager). Oggi la Techedge Group guidata da Narduzzi è presente in 13 paesi del mondo (più l’Italia, dove ha il quartiere generale), ha fatturato nel 2015 122 milioni di euro (163 con le società collegate) occupando più di 1.100 persone (che diventano circa 1.400 con le collegate).

narduzziCi raccontano che tutti scapperanno dopo Brexit dall’Inghilterra. E lei invece vuole andare là?

Oggi è una grande opportunità per gli investimenti. Per più ragioni. Per chi come me è interessato al m&a (acquisto di altre start-up e società), perché c’è sicuramente una finestra di investimenti a sconto sia per la svalutazione della sterlina sull’euro, sia per l’offerta in sé che è mai stata favorevole in questo settore negli ultimi anni. Da adesso ai prossimi mesi c’è la possibilità di fare uno scouting in Inghilterra per trovare una società da acquistare. E noi lo faremo. C’è una opportunità anche per le start up, perché finora il capitale umano era molto costoso a Londra, ed era estremamente costoso il costo dei servizi, quelli professionali come quelli dell’immobiliare. Con una svalutazione del 15-20% della sterlina sull’euro, tutto diventa più abbordabile.

Abbordabile forse, ma davvero così conveniente per gli investimenti? Era molto caro fino ad oggi…

Sì, ma lo sarà meno. E scommetto che aiuterà anche con i regolamenti questa attrattività che si ritrova all’improvviso. Credo che la grande Londra diventerà una sorta di hub a bassa fiscalità, a bassissima burocrazia e con una buona qualità di sistema universitario e una buona qualità di capitale umano. Secondo me ha tutte le caratteristiche ottimali per diventare il vero centro degli investimenti sull’innovazione.

Londra-City-ImcLe previsioni di tutti, per quanto accompagnate da una certa strumentalità, sono assai più fosche: tutti in fuga. Si dice pure che Londra non potrà nemmeno restare la piazza finanziaria che è…

In fuga? E dove scappano? Non c’è una piazza finanziaria che possa davvero essere alternativa a Londra e sia pronta per ricevere. Non c’è una piazza europea che oggi sia in grado di assorbire la capacità infrastrutturale di Londra: non lo è Francoforte, non lo è Parigi, non lo è Zurigo e ancora meno può esserlo Milano. Non lo sono nemmeno dal punto di vista linguistico o fiscale. Per di più la piazza di Londra fuori dall’Unione europea diventa ancora più interessante per i capitali non europei che cercano buoni rendimenti sulle nuove tecnologie a bassa fiscalità.

Quindi va a caccia di affari in Inghilterra?

Domattina vado a Londra e mi fermerò il tempo di fare qualche giro per capire come si stanno muovendo i costi per la localizzazione di uffici a Londra o negli immediati dintorni e se nei prossimi sei mesi si apriranno opportunità per comprare qualche azienda di piccole e medie dimensioni a un buon prezzo. Unico settore in cui sarà difficile fare affari sarà quello immobiliare, perché nella capitale del Regno Unito i prezzi erano doppi o tripli rispetto alle altre città europee. Ce ne vorrà un po’ perché quei prezzi tornino sulla terra…

londraE le altre aziende? Quali diventeranno un buon affare per chi compra?

Quelle che avevano marginalità positiva dell’8-9%, dove fino ad oggi si chiedevano per vendere multipli assai superiori a quelli che ci sono in Italia, e ora si arriverà a prezzi ragionevoli. Secondo me ci sarà una spinta ulteriore ad abbassare i prezzi di fronte ad acquirenti europei anche per non restare isolati come temono.

Perché adesso gli inglesi sono più spaventati…

Ma saranno più aperti verso gli altri per cercare di non restare schiacciati in un circolo esclusivamente anglofono. Questo certamente nella grande Londra o a Edimburgo. Il resto del paese certamente soffrirà, e sarà un problema interno al Regno Unito.

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