Indiscreto

Il Garante Soro in soccorso del Pd oscura un po’ di soldi ai partiti

28 Mag , 2016  

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Nella nuova legge sui partiti, messa a punto dal Pd Matteo Richetti e spiegata in tv dal renziano più fido Emanuele Fiano, dopo mille polemiche e anche grazie al pressing del Movimento 5 stelle, si è squarciato un pizzico il velo sui finanziamenti e le donazioni dei privati ai partiti. Per decenni di storia repubblicana quel problema non c’è stato. I finanziamenti ai partiti anche ai tempi di Giulio Andreotti e di Bettino Craxi per legge dovevano essere pubblici e conoscibili da qualsiasi elettore. Chi versava soldi a un partito doveva effettuare una dichiarazione congiunta (“io li verso/ io li ricevo”) che veniva depositata alla tesoreria del Parlamento, ed era consultabile da qualsiasi cittadino italiano iscritto nelle liste elettorali.

soldipartitiPoi è arrivato il magnifico duo Enrico LettaMatteo Renzi (è la sola cosa che hanno fatto e poi celebrato insieme) e la nuova magnifica legge sui finanziamenti ai partiti. Che per la prima volta nella storia ha dato un calcio nel sedere alla trasparenza e ammesso la possibilità di finanziamenti segreti. Esistono ancora le dichiarazioni congiunte, ma non possono essere rese pubbliche e consultate se non accetta chi versa i soldi ai partiti, che così si sono trasformati in società segrete. Il pressing e la pioggia di emendamenti stava per mettere fine a questo incredibile biennio di oscurantismo. Ma si è messo di mezzo Antonello Soro, garante della privacy, ed ex dirigente prima di Dc, poi di Ppi, Margherita e infine Pd. Il Garante con la scusa di proteggere la privacy dei cittadini, vuole garantire soprattutto quella dei partiti che amano tanto giocare alle società segrete.

Ha mediato Richetti, e alla fine è venuto fuori il compromesso. Sotto i 5 mila euro di donazione, nessun obbligo di trasparenza: i contributi sono tutti segreti. Fra 5 e 15 mila euro vale la legge sulla privacy, per cui i finanziamenti sono conoscibili solo se accetta di rivelare il suo nome il donatore (cosa che solitamente preferisce non fare). Si tratta ad esempio della tranche di soldi che il capo di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, ha versato nelle casse del Pd. Sopra i 15 mila euro invece scatta l’obbligo di trasparenza. Un po’ meglio di questo biennio, ma ancora peggio della vituperata prima Repubblica (dove- è vero- i soldi ai partiti venivano solitamente dati in nero violando la legge, che sulla carta stabiliva trasparenza).

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