Indiscreto

Guarda tu dove mi è caduto il Piddì: proprio lì

15 Mar , 2017  

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Pochi minuti prima delle dieci del mattino, aeroporto di Torino. Dal corridoio centrale arriva quasi saltellando al gate 14, imbarco del volo per Roma, Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e Pd di lungo corso. Sabato scorso ha strappato applausi a scena aperta al pubblico dell’enclave renziana al Lingotto di Torino rivendicando con orgoglio l’appartenenza al gruppo ora che non va più per la maggiore. “Avessi cambiato maglia mi sarei sentito un vigliacco”, aveva detto il Chiampa infiammando i renziani.

Ora deve avere un rapido appuntamento nella capitale, perché non si è portato nemmeno il cappotto, e sulle spalle ha solo uno zainetto semi vuoto. Arrivato all’imbarco per Roma il leader dei renziani piemontesi trova subito qualche collega. C’è un signore dalla barba brizzolata che gli sta di fianco e già parla con Giuseppe Garesio, vecchia conoscenza della politica subalpina. Fu dirigente socialista locale, e poi deputato del garofano. Oggi è vicepresidente di Assolavoro e fa l’imprenditore con la sua Synergie Italia e nel tempo libero produce vino. Ma il richiamo della foresta è forte, e Gariglio era al Lingotto a spellarsi le mani per Renzi, che è diventato il suo punto di riferimento.

Al terzetto di unisce anche un deputato Pd, Andrea Giorgis. Fa parte della minoranza, ma non se ne é andato via dietro Pierluigi Bersani e Roberto Speranza, e poi è buon amico del Chiampa. Inevitabile che si parli del Lingotto e del discorso di Renzi. Nel gruppetto pare sia piaciuto solo a Gariglio. Il presidente della Regione Piemonte scuote la testa, non pare molto convinto dello show torinese del suo leader. Ne discutono insieme, anche Gariglio pare ammettere che gli errori degli ultimi mesi abbiano insegnato assai poco a Renzi, ma aggiunge: “la forza di Matteo però è non avere alcuna alternativa. Se non c’è lui non c’è nessuno”.

Chiamparino ascolta e continua a scuotere la testa. E tira fuori una vera e propria bomba: “beh, forte… Mica tanto. Ieri circolava un sondaggio di Alessandra Ghislieri che dava il Pd al 22%…”. Il Chiampa spiega ai suoi interlocutori che la Ghislieri è la sondaggista di Berlusconi “e non sbaglia quasi mai. Anche con me aveva azzeccato il risultato elettorale quasi al centesimo. L’unico altro che c’era andato vicino era Antonio Noto di Ipr Marketing…”. Il presidente della Regione Piemonte non si accorge del cronista di Libero in coda subito dietro il gruppetto, che se anche avesse voluto non avrebbe potuto non ascoltare: la discussione non era a fil di voce.

Così al momento dello sbarco a Roma, il cronista chiede conto del sondaggio: “ma la Ghislieri nell’ultima rilevazione pubblicata non dava il Pd oltre il 25%?”. Chiamparino è sicuro: “forse in quelli ufficiali, dove vengono riattribuiti gli indecisi. Quello che avevamo noi lo dava al 22%”. Possibile che confonda l’istituto, perché a dare quella quota è l’ultimo sondaggio di Tecnè. Comunque la preoccupazione è evidente anche in casa renziana. E chi avrebbe preso i voti che mancano? “La sinistra tutta insieme”, spiega il Chiampa, “sarebbe oltre il 10%”.

Quando nessuno si era accorto del cronista la notizia choc nel gruppetto era stata accompagnata anche da un’analisi sulla impermeabilità della enclave più stretta renziana alla realtà, e perfino sulla difficoltà a parlarne direttamente con il leader: “Non è cambiato nulla rispetto a prima”, si lamentava con gli altri Chiamparino, “lui al telefono non risponde, e per dirgli qualcosa bisogna passare sempre attraverso Luca Lotti”. Il Chiampa è lì, fedele. Ma pessimista come salendo a bordo ha confidato- sfogandosi- a un altro passeggero non comune: il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio.

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