Il particolare taciuto

Se il morbillo è importato dai migranti, il decreto vaccini è inutile

10 Set , 2017  

Spread the love

Da cosa è originata in Italia l’epidemia di morbillo che senza dubbio è in corso e che ha portato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e il governo di Paolo Gentiloni a varare fra mille polemiche il famoso decreto sulle 10 vaccinazioni obbligatorie? La risposta alla domanda ufficialmente finora non è stata data. Il numero di casi è esploso in sostanziale coerenza con i dati sulla prima vaccinazione e con quelli sui richiami obbligatori, che effettivamente sono più bassi di quanto raccomandato dall’organizzazione mondiale della Sanità. Ma lo erano anche negli anni precedenti, quando non c’erano numeri da epidemia in Italia.

Qualche dubbio sull’origine della nuova diffusione del morbillo in Europa è stato avanzato dalla ECDC, l’agenzia europea per la prevenzione delle malattie, che ipotizza nei suoi ultimi rapporti che la ripresa della malattia possa essere da “importazione”. Il data base europeo però non aiuta, perché molti paesi non registrano la nazionalità di origine dei malati, e quindi non si possono fare analisi certe. Sicuramente il morbillo era presente in molti paesi africani ed asiatici da cui sono partiti flussi di recente immigrazione in Europa.

L’unico rapporto reso pubblico su questa materia dall’autorità sanitaria italiana risale alla fine del 2015, e a questa ipotesi delle autorità sanitarie europee dà fondamento. A censire lo stato di salute dei migranti e la diffusione delle malattie è lo Speim (Salute Pubblica ed Emergenza Immigrazione) dell’Istituto superiore della Sanità. I dati sono protetti dalla privacy, e accessibili solo agli operatori del settore. Però è stato pubblicato per sommi capi una sola volta il 16 novembre 2015 il rapporto finale sulla “sorveglianza sindromica per le malattie infettive rivolto alle popolazioni migranti ospitate nei centri per immigrati”.

Il periodo esaminato è quello fra il primo marzo e il 31 agosto del 2015 in 22 dei 32 centri identificati dalla Regione Sicilia, con una popolazione media giornaliera di circa 6-7 mila unità (il più grosso- il Cara di Mineo ne aveva 3.330). Sono state censite 2.531 “sindromi” che hanno causato 48 allerte e 16 allarmi gravi. Di queste 2.496 sono state classificate come “infestazioni”, e il rapporto spiega che sono dovute “essenzialmente a casi di scabbia e per la malattia febbrile con rush cutaneo dovuto a casi di morbillo e/o varicella”.

Anche se non vengono forniti i numeri dell’una e dell’altra malattia, è la prima spiegazione plausibile della ripresa ormai epidemica dei casi di morbillo in Italia fra il 2016 e il 2017, in presenza più o meno dello stesso numero di vaccinazioni degli anni precedenti. Anche questa malattia- che è alle origine di tutte le polemiche che hanno accompagnato il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie in Italia- è dunque sicuramente di importazione. Il problema ora è vedere come quell’obbligo vaccinale verrà rispettato nei centri di accoglienza e nelle strutture per i richiedenti asilo e profughi, perché se il focolaio è lì originato serve assai a poco il decreto Lorenzin così come è stato immaginato: quei bambini non vanno naturalmente nelle scuole dell’infanzia, e la malattia è diffusa anche fra gli adulti, visto che l’età media dei contraenti risulta essere di 27 anni.

I rapporti dell’agenzia europea ECDC spiegano nel dettaglio che stessa origine (importazione dai migranti) hanno le nuove diffusioni di virus che sembravano o scomparsi o comunque assai ridotti in Europa. Come nel caso della tubercolosi, “importata dai migranti, che ne sono affetti in maniera del tutto non proporzionale alla media dei casi nella popolazioni native in Europa”. O per la ripresa dei casi di infezione da Hiv (Aids), di importazione anche se con diverse origini nei vari paesi europei: in alcuni è dovuto all’immigrazione sudamericana, in altri all’immigrazione dall’Africa sub-sahariana.

Quattro casi su dieci di Epatite B registrati nei 18 paesi dell’area dell’Euro sono di “importazione”, anche se la percentuale oscilla molto di paese in paese con risultati prossimi allo zero in Estonia e il picco della Svezia dove il virus riguarda nel 96,1% dei casi immigrati. Anche la malaria è di “importazione” nel 99% dei casi registrati ufficialmente nei 28 paesi europei, e non lo è per i viaggi compiuti dagli europei in paesi esotici, essendo quei malati tutti nati in altri continenti.

Lo scopo dell’agenzia ovviamente non è quello di creare allarme o di dare armi alla politica per polemiche di qualsiasi natura, ma al contrario di dare istruzioni sempre più dettagliate ai governi europei per la prevenzione e la cura della salute dei migranti anche per cercare di limitare la diffusione di alcune malattie ed evitare contagi alla popolazione indigena.

Tbc e Hiv sono i due principali problemi che vengono dalla popolazione migrante, e non solo per i grandi flussi che l’Europa ha dovuto affrontare in questi anni, ma anche per l’arrivo da paesi fortemente a rischio di lavoratori stagionali che vengono ufficialmente richiesti dai vari paesi europei.

Entrambe le malattie sono monitorate tutti gli anni dall’ ECDC che sforna ogni sei mesi vari rapporti di aggiornamento della situazione ed eventuali successi nella profilassi. L’attenzione è necessaria perché ad esempio in dieci paesi europei si è registrato che più della metà dei nuovi casi di infezione da Hiv riguardano la popolazione immigrata. Anche qui il record è in Svezia, con il 75% dei casi. Poi ci sono Lussemburgo (71%), Islanda (67%), Irlanda (65%), Norvegia (60%), Danimarca (59%), Finlandia (54%), Francia (53%), Belgio (52%) e Malta (51%). L’Italia non figura in cima alla classifica, però lo stesso rapporto che è relativo al 2016 viene indicata come uno dei paesi che meno utilizza sui migranti il test dell’Hiv, e quindi i dati sulla diffusione della malattia per “importazione” sarebbero meno attendibili che altrove.

Per la malaria che dagli anni Settanta era stata completamente debellata nei paesi dell’Unione europea i dati sono invece più difficili da raccogliere, e variano moltissimo nei paesi membri. Secondo l’agenzia europea in questi anni in un solo paese europeo si sono registrati casi nativi, essendo riapparse zanzare anofele autoctone, e questo paese è la Grecia. Con percentuali che variano da paese a paese ma che raggiungono anche l’80% dei casi censiti, la malaria viene registrata solitamente in persone nate al di fuori dell’Europa ma da anni stabilmente residenti nel vecchio Continente che importano la malattia in occasione di vacanze o brevi ritorni nel paese di origine.

Facebook Comments

, , , , , , , , , , , , , ,


Comments are closed.