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Il Messaggero scatenato contro la Raggi perderà le Olimpiadi

9 Giu , 2016  

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L’editoriale del Messaggero sulle Olimpiadi

Che la candidata del M5s a sindaco di Roma, Virginia Raggi, vada di traverso al quotidiano romano il Messaggero e soprattutto al suo editore, Francesco Gaetano Caltagirone, non è novità delle ultime ore. Si era capito quando la coriacea Virginia fu presa ad articolettate per avere osato ipotizzare in caso di vittoria elettorale un cambio di management in Acea, società del comune di Roma il cui capo azienda però è stato voluto dall’azionista privato di minoranza, Caltagirone. Il voto di domenica 5 giugno non è piaciuto, e il Messaggero non ne fa mistero. Tanto da avere scatenato una seconda campagna contro la Raggi. Con una apparente furbizia: il quotidiano romano difende la candidatura della città alle Olimpiadi, e appoggia così senza doverlo dire troppo il candidato Pd Roberto Giachetti che quella candidatura difende proprio dai dubbi della Raggi.Il direttore del quotidiano, Virman Cusenza, si è lanciato nella battaglia con un editoriale dal titolo “la grande occasione- Il Voto a Roma un referendum sulle Olimpiadi”. Le cronache sono accompagnate da sondaggi favorevoli per l’occasione, da titoli dove si mettono in evidenza le parole di Matteo Renzi “Se vince la Raggi saltano i Giochi”, e perfino da foto quasi introvabili sul mercato in cui la candidata del M5s a cui tutti almeno riconoscono una certa grazia e bella presenza, appare invece bruttissima, cattiva, con la bava alla bocca e ovviamente “impresentabile”. Il Pd sta con le Olimpiadi e quindi con un “modello di sviluppo” che certamente darà appalti e commesse ai costruttori di Roma, di cui l’editore del Messaggero è certamente la figura più rilevante (anche se le sue imprese lavorano soprattutto all’estero). Il M5s invece- fa credere Cusenza- con il suo cocciuto rifiuto delle Olimpiadi  rappresenterebbe un “salto nel buio”. Naturalmente ogni opinione ha il suo diritto ad esistere, e non fa scandalo che in una campagna elettorale i giornali si schierino. Ancora meno scandalo oggi che la carta stampata conta come il due di picche, come emerge con robusta evidenza proprio dai risultati elettorali di queste amministrative, a Roma come a Torino.

raggirenzi

Così Matteo Renzi ha perso lucidità e cerca la seconda sconfitta

Riferivamo però della “furbizia” solo apparente di questa campagna. Evidentemente chi la lancia è convinto che sia assai popolare per i romani l’idea di avere in città i giochi Olimpici del 2024 perché sarebbero “un volano di sviluppo”. La città ha ben presente parole simili pronunciate all’epoca dei mondiali di calcio del 1990 o in tempi più recenti in occasione dei mondiali di nuoto, e la reale eredità lasciata: un volano di caos, corruzione, debiti mai pagati e opere incompiute. Sui Giochi Olimpici la Grecia ha rischiato di fare fallire un paese, e quasi mai il conto economico complessivo è brillato: qualcuno sì ci ha guadagnato, ma quasi sempre il conto finale è stato in rosso. Non per questo è poco accorta quella campagna politico-mediatica, però. Consiglierei a chi la cavalca di farsi qualche assemblea con la cittadinanza di Roma nei quartieri più poveri e popolosi, e di sentire con quale entusiasmo si segue la candidatura Olimpica. Posso assicurare dal mio sondaggio personale effettuato in luoghi pubblici che generalmente il tema non interessa nessuno, perché ci sono ben altre urgenze e nella migliore delle ipotesi il 2024 sembra un po’ lontanino da venire. In quella che sembra la stragrande maggioranza delle reazioni, c’è invece vera e propria avversione.

Virginia Raggi la trionfatrice del referendum olimpico del 5/6

Naturalmente il mio personale sondaggio fatto di chiacchiere da bar e da mercato vale poco scientificamente. Un po’ di più dovrebbe valere il responso delle urne del 5 giugno: c’è già stato quel sondaggio, e gli elettori hanno sonoramente bocciato tutti quelli che si erano detti favorevoli ai giochi Olimpici, premiando con un responso inatteso nelle percentuali la sola che aveva detto no, proprio la Raggi. Allora è poco furbo nell’ottica stessa di quei fans dei lavori olimpici a Roma volere interpretare il ballottaggio Raggi-Giachetti come un referendum sui Giochi 2024. Se pensano di influenzare così il voto dei romani, la sensazione è che aumentino i favori alla Raggi, quindi farebbero hara-kiri. E poi visto che non ci sia un addetto ai lavori che oggi non preconizzi la vittoria della candidata grillina nelle urne del ballottaggio, la campagna in corso sembra puntare al ritiro della candidatura di Roma: vince Virginia, allora ha perso il referendum. Che sciocchini! Magari lei dopo essere diventato sindaco avrebbe aperto una consultazione con la città e lasciato uno spiraglio perfino per i tifosi di quei lavori olimpici. Perché darsi la zappa sui piedi con tanto anticipo?

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