Economia

La Renzinomics ha fallito. Ma lui non vede e sbaglia ancora

15 Set , 2016  

Anche questa volta, di fronte ai numeri sul mercato del Lavoro apparentemente discordanti fra ministero e Istat si è scatenato il consueto dibattito surreale sull’andamento della economia italiana. E la politica- che ne capisce assai poco- ci marcia su come sempre. Da quando a palazzo Chigi c’è Matteo Renzi il premier e la cerchia dei fedelissimi usa un argomento polemico contro chi critica le sue scelte di politica economica: “Prima di me l’Italia aveva il segno meno davanti, ora ha un più”. E giù a sciorinare cifre: tutti i parlamentari Pd che vanno in tv si portano dietro tabelline fornite da palazzo Chigi con quei più e meno. Hanno ragione? Algebricamente sì. Economicamente quell’argomento non significa nulla. Perché se nel mondo in cui vivi c’è recessione, ovviamente l’economia italiana va giù. Se invece c’è ripresa, prima o poi anche l’Italia viene tirata su. Tutto questo è indipendente da chi guida palazzo Chigi e dalle scelte economiche che fa.

salitadiscesaFaccio un esempio semplice: mettetevi alla guida della vostra macchina. Avete davanti una salita, per arrivare in cima bisogna spingere sull’acceleratore, contare su un buon motore e sapere guidare. Arriverete lassù prima o dopo gli altri partiti con voi a seconda del motore e della capacità di guida che avete. Se invece della salita avete una discesa, la stessa distanza la coprirete in assai meno tempo. Perfino tenendo il motore spento e non essendo un pilota di Formula Uno. Con la discesa avete il segno più, con la salita il segno meno. Non dipende da voi, ma da come è fatta la strada. Allora per sapere davvero se vale qualcosa il vostro motore e se siete buoni alla guida, l’unico metro di giudizio per sapere come state andando è vedere la distanza che avete da quelli che sono partiti con voi e davanti hanno la stessa salita e la stessa discesa.

Prima di Renzi i governi avevano la recessione, e il segno meno era in tutta l’Unione europea. Quando è arrivato lui a palazzo Chigi, la recessione è finita e man mano è apparso il segno più davanti alle economie di tutta Europa. Dunque quel più o quel meno non sono colpe, né meriti. Non hanno nulla a che fare con le scelte dei governi nazionali. Quel che conta è invece la distanza dagli altri. Con il governo di Mario Monti l’Italia aveva un meno, ma era distante dalla media dei 19 paesi dell’area dell’euro di 0,5 punti e da quelli dell’Europa a 28 di 0,6 punti. Con il governo di Enrico Letta alla fine l’Italia era un pizzico più distante dagli altri, anche se l’economia andava meno peggio: 0,6 punti dalla media dell’area dell’euro e 0,7 punti dall’Europa a 28 che comprende anche i paesi che non hanno adottato l’euro. L’Italia era 22° su 28 paesi a dicembre 2013.

pilitaliaA giugno 2016 Renzi poteva vantare un più sul Pil italiano: il tendenziale prevedeva una crescita dello 0,8%, assai più basso di quel che era stato immaginato (e infatti Pier Carlo Padoan ha annunciato la revisione di quel dato). Ma la previsione di crescita dell’area euro è 1,6% (distanza di 0,8 punti per l’Italia) e quella dell’Europa a 28 dell’1,8% (distanza di 1 punto per l’Italia). Nella classifica generale il risultato italiano è 24° su 28 paesi. Renzi correva in discesa, e i suoi predecessori in salita. Hanno fatto meglio loro di lui, perché in discesa i problemi sono stati il motore della macchina e il guidatore.

tabellonapilitaliaQuando uno guarda quei dati con sincerità, ha la risposta che cercava: non funzionano le scelte di politica economica di palazzo Chigi, che invece di dare benzina all’auto, l’hanno ingrippata. Fosse andata a motore spento senza nessuno alla guida lungo quella discesa, l’Italia oggi starebbe meglio di come si trova. Quindi le ricette usate fin qui sono sbagliate, e andrebbero cambiate. In tutti i provvedimenti adottati dal governo in carica per altro una scelta di politica economica non si vede proprio. Nè la ricetta liberale di puntare tutto su una maxi-operazione di riduzione delle tasse, né una ricetta keynesiana che avrebbe suggerito di puntare tutto su investimenti pubblici per ridare fiato alla ripresa. Con le mezze scelte, che a molti sono sembrate ispirate solo da una logica elettorale, non si riesce a dare benzina al motore.

disoccupaitaliaL’occasione per cambiare rotta potrebbe essere proprio la legge di stabilità per il 2017. Ma annunci, anticipazioni e indiscrezioni circolate sulla stampa talvolta anche con il crisma dell’ufficialità dicono che si sta per compiere lo stesso errore che ha portato l’Italia sempre più indietro rispetto agli altri paesi europei. Non si compie una scelta, ma una serie di interventini a pioggia pensando solo all’elettorato: mancetta ai pensionati, alle partite Iva, un po’ di soldini sulla ricostruzione delle zone terremotate, e mille rivoletti per accontentare le varie lobbies che premono. Se questa ancora una volta è la legge di stabilità, bisogna sapere che non servirà a nulla, e che l’Italia è destinata a scendere ancora qualche posizione in classifica, puntando all’ultimo posto.

Per mettere benzina in quel motore Renzi dovrebbe prendere una sola decisione, e puntare tutto su quella. Ha dieci miliardi? Ne ha 15, 20? Tutti sulla riduzione fiscale. Oppure tutti sugli investimenti pubblici, di cui ci sarebbe bisogno dopo il terremoto. Non grandi opere: Sicurezza Italia, un grande piano di messa in sicurezza di edifici pubblici e privati e del territorio in genere per risparmiare soldi e vite umane. Pagando oggi quello che comunque il conto della natura sai già che ti chiederà domani. Darebbe posti di lavoro veri, e non creati ad arte, e una spinta robusta al Pil. Per farlo bisogna avere come orizzonte il bene dell’Italia, e non il vantaggio che potresti lucrare nelle urne che qui per un motivo o per l’altro sono sempre aperte.

, , , , , , , , , , , , , ,


3 Responses

  1. Massimo ha detto:

    Buonasera Dott. Bechis, concordo pienamente con lei, finalmente qualcuno con un pò di intelligenza.
    “Se la politica precipita nel burrone dell’ignoranza”, da ilgiornale.it: anche questo illuminante quanto il suo articolo.

    • Recchi Giuliano ha detto:

      Egregio dott.Bechis , mi sento in dovere di far presente che non condivido per nulla quanto da Lei sostenuto. In sostanza Lei scrive che puntare tutto sulla riduzione delle tasse oppure sulle opere pubbliche sarebbe la stessa cosa , l’importante è fare una scelta netta.
      Mi sembra, sinceramente, una tesi perlomeno azzardata in quanto significherebbe che la scelta non conta nulla. A volte mi viene il dubbio che il problema non siano le scelte di Renzi ma Renzi stesso.
      Ritengo che la politica economica perseguita dal governo sia estremamente equilibrata, tenendo in debito conto le risorse disponibili. Riguardo a queste ultime vorrei fare una considerazione ulteriore : capisco che i politici dell’opposizione parlino solo di come spendere e mai di come incassare (per questo io li chiamo cialtroni) ma che i giornalisti in
      genere ne seguano l’andazzo mi fa sorgere molti dubbi sulla qualità della categoria.
      A rileggerLa

      • Franco Bechis ha detto:

        Caro signor Giuliano, ognuno può avere idee e ricette che pensa più utili. I fatti però sono fatti. Ed è un fatto incontrovertibile (a questo è dedicato il mio articolo) che le scelte di politica economica di Matteo Renzi saranno pure equilibrate, ma hanno un difetto: non funzionano. Potevano essere neutre rispetto al ciclo economico, o decisive e in grado di fare meglio del ciclo economico. Invece sono state peggiorative. Questo è un fatto, non una opinione, e si vede dalla curva del Pil Italia che si allontana dalla curva media dei Pil europei (sia dall’area dell’euro che dall’Europa a 28). Perché non funzionano? La domanda è d’obbligo, e la risposta che azzardo è: la destra direbbe che bisognava puntare tutto sulla riduzione delle tasse, la sinistra sugli investimenti pubblici. Renzi ha fatto un po’ l’uno e a dire quasi nulla dell’altro. Ma soprattutto ha frazionato molto il poco che aveva a disposizione. E non ha funzionato. Vuole il mio parere? In questo momento credo avrebbe avuto ragione la sinistra. I paesi che hanno fatto soprattutto investimenti pubblici in periodo di incertezza, hanno una curva del loro Pil ben superiore alla media. Ha funzionato da loro. Potrebbe funzionare qui,anche se siamo un po’ in ritardo. E non sarebbe male fare SOLO investimenti pubblici sulla messa in sicurezza del territorio

Comments are closed.