Clamoroso

Renzi, che flop sul lavoro! Ha fatto peggio di Letta

6 Mag , 2016  

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Nei due anni di governo di Matteo Renzi l’Italia è caduta al penultimo posto della classifiche sull’occupazione dell’Europa a 28. Non è certo caduta da rompersi le ossa: alla fine del 2013 con il governo di Enrico Letta infatti era il 25° paese su 28 per percentuale di occupati nella fascia 20-64 anni che viene presa in considerazione per le rilevazioni di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Alla fine del 2015 l’Italia è scivolata indietro di due posizioni: 27° posto su 28. La Spagna infatti le è passata davanti e la Croazia che era dietro l’ha affiancata e secondo quelle che sono ancora stime provvisorie relative al primo trimestre 2016, l’ha pure superata.

Alle sue spalle resta solo la Grecia, che partiva da Cenerentola d’Europa sul mercato del lavoro per la terribile crisi che ha vissuto negli ultimi anni, eppure sta risalendo la china a buon ritmo. Anzi, Alexis Tsipras sta facendo tre volte meglio di Renzi sul mercato del lavoro, visto che in Grecia gli occupati fra fine 2013 e fine 2015 sono cresciuti di due punti percentuali, passando dal 52,9 al 54,9% in quella fascia di età. L’Italia invece è cresciuta solo di 0,8 punti percentuali (dal 59,7% al 60,5%), meno della metà di quello che è stato il ciclo europeo dell’occupazione, visto che in media i 28 paesi della Ue hanno visto l’occupazione crescere di 1,7 punti percentuali (dal 68,4% al 70,10% di occupati).

polettirenzi3Il dato, che questa volta viene fornito da un organismo indipendente comune ai 28 paesi dell’Unione europea, ha la forza cruda dei numeri e non è offuscato dalla nebulosa delle interpretazioni, è una vera gelata sulle politiche di Renzi sul lavoro e sminuisce assai la portata delle riforme sul job act, che evidentemente non hanno funzionato. Un dato drammatico, perché anche quel poco di spinta data dal job act sul mercato del lavoro veniva dalle agevolazioni fiscali che si sono sostanzialmente ridotte dall’inizio del 2016, come già risulta dai dati dei primi mesi dell’anno. Le cifre sull’occupazione italiana all’interno del quadro europeo non a caso sono parallele alla classifica sulla crescita/diminuzione del Prodotto interno lordo nell’area a 28: anche lì l’Italia guidata da Renzi ha perso in due anni due posizioni in classifica rispetto a quella guidata da Letta. In un caso e nell’altro la propaganda di Palazzo Chigi prova una difesa arrampicandosi un po’ sui muri con qualche slogan di facile presa. Spiegano- ed è vero- che il pil italiano nel 2013 era ancora negativo, e nel 2015 è ripreso a crescere sia di poco. Lo stesso sulla occupazione italiana: ci sono comunque più occupati oggi che rispetto alla fine del 2015.

boltPerò questi due raffronti non tengono conto del ciclo economico generale, che nel 2013 era negativo (quindi per un governo il risultato era essere meno negativi possibile rispetto alla caduta generale dell’economia), e nel 2015 invece positivo (quindi per un governo il risultato era essere più vicini possibili alla crescita media generale). Facciamo un esempio che rende evidente a tutti quel che è accaduto: in una gara internazionale di atletica il tempo ideale medio sui 100 metri è 10 secondi netti. Se hai vento a favore di 5 metri al secondo, quel tempo diventa di 9,5 secondi netti (e il record non verrebbe omologato). Se hai vento contrario di 5 metri al secondo, quel tempo diventa invece di 10,5 secondi netti. Nel 2013 l’Italia di Letta aveva quel vento contro, e ha fatto 10,7 secondi netti, due centesimi di secondo oltre la media. Nel 2015 l’Italia di Renzi aveva invece lo stesso vento a favore, e ha fatto 10,2 secondi netti, sette centesimi di secondo oltre la media. Sulla carta il tempo migliore è quello di Renzi. Ma tolta l’influenza del vento a favore o del vento contro, ha fatto meglio Letta.

junkerrenziIn sostanza, il vento europeo è girato dal 2014 e spira a favore di Renzi. Ma il governo italiano non è riuscito come invece è accaduto alla stragrande maggioranza dei 28 paesi europei, a cogliere il vento a favore della ripresa che aveva alle spalle. Bastava non fare nulla e farsi cullare da quel vento per seguire in media gli altri paesi nella crescita della ricchezza e dell’occupazione. Invece è accaduto che l’Italia abbia fatto resistenza al vento che percorreva tutta l’Europa. Magari per difetti strutturali del paese, che rendono difficile sfruttare quello che invece riesce a tutti gli altri. Magari per errori delle politiche di governo, che invece di assecondare il vento l’hanno ostacolato. I numeri lo certificano, ma non sembra che Renzi si chieda perché il suo job act non abbia funzionato in realtà in modo così evidente.

orbanIl premier italiano potrebbe comunque dare un’occhiata a chi negli stessi due anni ha incrementato sensibilmente l’occupazione nel suo paese. Il migliore di tutti è stato Viktor Orban, visto che la sua Ungheria è salita dalla 24° alla 16° posizione in classifica, e l’occupazione è aumentata di 5,9 punti percentuali, a un ritmo sette volte e mezzo superiore a quello dell’Italia. Oppure Renzi può guardare in Portogallo, dove l’occupazione è cresciuta di 3,7 punti percentuali. O alla Bulgaria (3,6 punti percentuali di crescita), alla Lituania (3,5 punti) alla Spagna (3,4 punti). Se mira ai piani alti della classifica, potrebbe chiedere consiglio a David Cameron, visto che il Regno Unito è passato dal 5° al 3° posto in classifica aumentando di 2,1 punti percentuali, visto che gli occupati sono saliti dal 74,8 al 76,9% del totale…

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