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Clamoroso

Spiegate alla Madia la sua riforma. Non la conosce

21 Gen , 2016  

La sera di giovedì 21 gennaio il ministro della P.A. Marianna Madia ha spiegato a Piazza Pulita il suo decreto legislativo sul licenziamento di chi bolla il cartellino e poi non va al lavoro. Corrado Formigli a un certo punto le chiede che fine fanno i dirigenti che non procedono a quel licenziamento in 48 ore che è lo slogan dell’operazione.madiasmentitaLa Madia risponde così: “se non allontana quel lavoratore, è il dirigente stesso che viene licenziato e può essere perseguito per reato penale”. Formigli si stupisce: “Teoricamente il dirigente potrebbe anche essere arrestato?”. La Madia sbatte le palpebre e sorride tutta compiaciuta della sua cattiveria: “Eh… è reato penale… quindi… sì…”. Ecco, a parte che molti reati sono inseriti nel codice penale senza prevedere alcun arresto (non pochi, bisogna spiegarglielo, li ha depenalizzati da una settimana proprio il consiglio dei ministri dove siede la stessa Madia), sul licenziamento dei fannulloni il governo come al solito ha approvato un testo fantasma, che normalmente viene scritto nei giorni successivi. Quindi non si può sapere davvero che cosa contenga. Ma esiste un comunicato del consiglio dei ministri (qui riprodotto) che non parla proprio di nessun reato penale per i dirigenti. Cita solo la “responsabilità disciplinare del dirigente che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”. Urge quindi che qualcuno, magari Matteo Renzi, spieghi alla Madia la riforma che porta la sua firma. Perchè lei sembra non averla capita…

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Scrive l’ufficio stampa del ministro Marianna Madia:

In merito all’articolo a firma di Franco Bechis dal titolo “Spiegate alla Madia la sua riforma. Non la conosce”, preciso che il mancato adempimento degli obblighi indicati nel decreto configura per il dirigente un’omissione di atti di ufficio. Un reato che è disciplinato dall’art. 328 del codice penale. Le chiedo pertanto una rettifica di quanto scritto.  Cordiali saluti,
Serena Laudisa

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Questa la risposta alle osservazioni:

Come si è potuto vedere dalla schermata del sito del governo italiano, il comunicato stampa della presidenza del Consiglio citava esclusivamente una sanzione disciplinare. Sul sito Internet della Funzione pubblica avete comunicato questo: “E’ introdotta altresì la responsabilità erariale per danno di immagine e la responsabilità disciplinare del dirigente che non proceda alla sospensione e all’avvio del procedimento”, non facendo alcun cenno alle conseguenze penali. Come sempre testi non ce ne sono (vengono solitamente scritti dopo l’approvazione in consiglio dei ministri da quando c’è Matteo Renzi), quindi questo è quel che è stato comunicato. In ogni caso: il ministro Madia ha detto in tv che se il dirigente non licenzia il suo sottoposto commetterà “un reato penale”. Una formula ridicola: qualsiasi reato è solo penale, non esiste un “reato civile” o un “reato amministrativo”. Questi si chiamano illeciti, non reati. Secondo: l’eventuale omissione di atti di ufficio non comporta mai l’arresto, contrariamente a quanto detto in tv dal ministro Madia, che ha pure motivato l’obbligatorietà delle manette con un’altra sciocchezza: “Sì che c’è la arresto… E’ un reato penale!”, quando un lungo elenco di reati elencati nel codice penale non prevede l’arresto. Per altro l’omissione di atti di ufficio si configura solo se nei 30 giorni successivi ad eventuale contestazione il dirigente non fornisce alcuna risposta ai rilievi sulla sua condotta, ipotesi assai improbabile. Quindi non ci sarà nemmeno un arresto, e sarà rarissima anche l’azione penale. Il contrario di quanto affermato dal ministro, così digiuno di legge nonostante i suoi studi universitari…
Franco Bechis

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