Clamoroso

Macché Quarto, la camorra ha infiltrato Renzi e il centro destra

4 Apr , 2016  

A convocarla era stata il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che dopo avere fatto passare con un paio di audizioni l’ubriacatura piddina per le vicende di Quarto, ha voluto estendere l’indagine agli altri comuni del napoletano. E in particolare a quelli di Acerra, Casandrino, Casalnuovo, Casavatore, Crispano, Giugliano, Nola e Torre Annunziata, Marano. Così quando il prefetto di Napoli (è in carica dal 2014, prima stava a Siena) Maria Gerarda Napoleone ha iniziato a descrivere cosa avveniva alle porte di Quarto, un brivido gelato è corso sulla schiena di molti parlamentari che assistevano all’audizione. Che è stata davvero choc, spiegando senza mezzi termini come la amministrazioni di gran parte dei più importanti comuni della provincia napoletana sia in mano alla camorra.

E’ così da decenni, e in parte è noto. Ma lo è perchè hanno in mano la maggioranza di quei comuni gli stessi politici locali che in venti anni hanno perso il posto grazie allo scioglimento per mafia di quella amministrazione, sono stati denunciati, indagati e perfino processati per la loro contiguità alla criminalità organizzata. Ma sono sempre lì con il trucco più semplice e diffuso che ci sia: quello di Fregoli. Cambiano vestito, cambiano partito, in qualche caso cambiano perfino comune di elezione in modo che a nessuno torni in mente le malefatte. E comandano. Questo è la parte di racconto della Pantalone non segretata: “Un dato che a me sembra molto preoccupante è quello della continuità e rigenerazione degli amministratori locali. Mi spiego meglio: noi troviamo a distanza anche di 15 o 20 anni gli stessi amministratori che erano in carica nel momento in cui l’ente locale è stato sciolto per infiltrazione camorristica, e li troviamo magari sotto un’altra veste politica, magari con delle liste civiche o addirittura cambiando coalizione da un lato all’altro, ma li troviamo presenti”.

Gomorra2Politici che sono ben conosciuti dalle forze dell’ordine e dalla giustizia: “per moltissimi di questi amministratori che hanno una certa continuità nell’amministrare l’ente locale abbiamo contatti accertati dalle forze dell’ordine o dalla magistratura, in molti casi anche da sentenze, diretti o indiretti, spesso molto diretti, con la criminalità organizzata”. Ma nemmeno questo è bastato: oggi sono tutti lì, magari nati nel Pd o nel Pdl, e poi trasferitisi alla bisogna dalla parte opposta o scoloritisi in un bel groviglio di liste civiche, tengono ancora saldamente in mano le leve del potere. Secondo il prefetto di Napoli grazie a questa presenza sono irregolari molte operazioni di voto. “Durante le consultazioni elettorali, durante le operazioni di voto o durante la campagna elettorale”, ha spiegato la Pantalone, “vi sono state denunciate delle situazioni oggetto di attenzione da parte della magistratura. Parlo delle semplici operazioni di voto: abbiamo persone denunciate, a cominciare dai presidenti di seggio, dagli scrutatori o dagli stessi elettori che hanno compiuto reati o irregolarità in materia di consultazioni elettorali”.

quartoMa è accaduto poco o nulla successivamente. Anzi, alcune decisioni prese dal governo hanno avuto l’effetto opposto, quello di favorire le infiltrazioni nei comuni da parte della camorra addirittura nei seggi elettorali. Come? Anche qui il prefetto di Napoli è stato più che chiaro: “Noi ci troviamo da un lato con delle circolari molto farraginose, con una serie di adempimenti, con un lavoro abbastanza difficoltoso e che cambia continuamente, dall’altro lato, dal 2014 in poi, proprio per una disposizione contenuta nella legge finanziaria, come provvedimento di rigore finanziario, i presidenti di corte d’appello possono nominare presidenti di seggio soltanto coloro che risiedono nel comune, evidentemente per evitare le spese di missione. Ritengo che questo non sia in perfetta linea con una esigenza di assoluta garanzia e trasparenza laddove ci troviamo in comuni dove spesso le irregolarità prima ancora che vi siano accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria sono abbastanza frequenti, nonostante il grande numero di forze dell’ordine che utilizziamo durante le operazioni di voto a presidio del loro svolgimento con accorgimenti che non vengono adottati in altre realtà d’Italia”. Dopo il voto per altro in quei comuni, dove i brogli sono di casa, accadono fatti ancora più gravi: “ Un altro elemento a fattor comune”, ha spiegato il prefetto di Napoli, “è quello della potenziale o accertata vicinanza di elementi contigui alla criminalità organizzata durante la fase della campagna elettorale o in alcuni casi che hanno accompagnato il corteo della vittoria del neo eletto sindaco. Questi erano i tratti comuni. Quando esaminavamo le risultanze delle forze di polizia di un comune ci ritrovavamo a tornare su un comune che avevamo esaminato poco prima. È esattamente lo stesso cliché che viene a ripetersi” . Fatti davanti ai quali il caso Quarto sembra poco più che una barzelletta.

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