Clamoroso

Il Pd si beve tutte le balle di Marino, sindaco beone

7 Ott , 2015  

Finora la linea del Piave del Partito democratico a Roma è stata: “va bene, Ignazio Marino è un sindaco un po’ distratto, gran gaffeur, con poca voglia di lavorare. Ma è per bene. Nessuno mette in discussione la sua moralità”. Certo, che il primo cittadino si fosse fatto finanziare la sua campagna elettorale al 50% da Salvatore Buzzi e da Mafia Capitale, era ombra non da poco. Però quei guai hanno riguardato un po’ tutti, e nel fango non si distinguono più le responsabilità personali. Ma adesso, come si fa a resistere su quella linea dopo il “note-spesa” gate che sta clinvolgendo il sindaco di Roma? Come si fa a sostenere che sia morale una persona che ha firmato dichiarazioni giurate ormai evidentemente false?Schermata 2015-10-05 alle 19.29.47L’unica sicurezza su Marino che abbiamo da quelle note spesa è che al sindaco piaccia molto il vino. Gli piace bere grandi e costosissimi vini, e pure alzare un po’ il gomito. Amarone, Capo Martino, Vintage Tunina le etichette preferite: dalle ricevute si scopre che Marino è riuscito in una serata a scolarsi anche due bottiglie in due, aggiungendo alla fine pure un cognac. Gran resistenza all’alcol, dunque. E sono fatti suoi. Sono invece fatti di tutti i contribuenti di Roma i prezzi di quelle bottiglie predilette: 70-80 euro l’una, lasciate in conto a loro. Qui la moralità del sindaco va gambe all’aria. Se pagasse di tasca sua, fatti suoi. Ma quando usi i soldi dei cittadini, devi rispettarli. E una bottiglia da 80 euro per una serata in allegria-normalmente con amici e familiari (lo vedremo)- è scelta di grandissima immoralità. Che dovrebbe dire il consigliere regionale lombardo del Pd fatto a pezzi e indagato per avere comprato con fondi pubblici un barattolo di Nutella di fronte a tanto sperpero di denari?

Di immorale- testimonianzza di un politico che non si può affatto definire “per bene”, c’è però ben altro. E innanzitutto la serie di bugie che Marino ha inserito in dichiarazioni firmate per giustificare quelle cene faraoniche con i soldi dei contribuenti. E’ praticamente impossibile trovare una dichiarazione veritiera. Tutte quelle verificate fin qui sono false. Marino cena il 26 dicembre 2013 al Vero Girarrosto toscano e dice di essere in compagnia della stampa estera. Il ristoratore invece lo ricorda bene: “era a tavola con la sua famiglia”.

IMG_4314Il 26 ottobre 2013 va a cena al ristorante Sapore di Mare, dove ordina come sempre una bottiglia di Vintage Tunina da 80 euro. Nella dichiarazione firmata dice “cena offerta per motivi istituzionali ad alcuni rappresentanti della comunità di Sant’Egidio”. Gli uffici comunali hanno in mano una ricevuta con due coperti: dovrebbero contestare subito la dichiarazione del sindaco, evidentemente falsa. Al massimo di Sant’Egidio dovrebbe essercene uno solo. Ma gli uffici tacciono. E la comunità di volontari oggi dice: “mai stati a cena con Marino”. Altra balla dunque. Che per altro mette in imbarazzo con un menù luculliano (tartare di pesce, spaghetti aragosta, vino a peso d’oro) volontari abituati a dare da mangiare ai barboni alla mensa dei poveri. E’ quasi dileggio nei loro confronti. Altra cena, altra bugia. Il 27 luglio 2013 il sindaco si attovaglia alla “Taverna degli amici”. Due coperti e un vino pregiato da 55 euro. Nella diciarazione firmata assicura: “ero con un rappresentante del World Health Organization”. Il ristoratore ricorda bene quella serata: “è venuta a prenotare il pomeriggio la moglie di Marino, e la sera a tavola erano loro due, moglie e marito. Quando mi hanno detto che vino aveva ordinato, ho pensato: però, si tratta bene questo sindaco…”. In menù c’era solo una bottiglia più cara di quella.

don damiano modenaIl 4 maggio scorso Marino era a Torino, attovagliato al ristorante “Tre Galli”, davanti a una bella e preziosa bottiglia di Gattinara Tre Vigne. Cena ricca: vitello tonnato per antipasto, agnolotti alla piemontese come primo, poi sottofiletto di fassone, scelta di formaggi dal carrello, amaro per digerire il tutto. Alla ragioneria del Comune di Roma il sindaco si giustifica così: “cena offerta per motivi istituzionali a don Damiano Modena, incontrato ad Alessandria in occasione della presentazione del suo libro su Carlo Maria Martini“.

Già è dubbio che i romani debbano pagare a Marino una trasferta in Piemonte perchè lui vuole presentare un libro dell’ex segretario personale del cardinale Martini. E’ una passione privata, e le spese dovrebbero essere a carico di chi lo invita o effettuate di tasca propria. Poi bastava controllare: la presentazione del libro era alle 18,30, è terminata verso le 20,40 (era iniziata in ritardo). Da Alessandria a Torino ci sono 92 km. Da centro a centro ci vuole circa un’ora e venti. E’ un po’ strano spostarsi a cena con tutta quella fatica. Ancora di più riuscire a sedersi a tavola e mangiare quattro portate e amaro finale in un’oretta. Non è strano: è falso. Ci pensa don Damiano Modena a svelare la verità: “a cena con Marino a Torino? Mai stato. Quella sera mi sono fermato a dormire ad Alessandria”. Altra balla di Marino.

renzi-orfiniIn qualsiasi regione italiana (quelle delle inchieste su Mutande verdi e Nutelle varie) Marino sarebbe già indagato per peculato. A Roma la procura è assai tenera con lui, e molto attenta agli equilibri interni del Pd (se ricordate il procuratore capo svelò Mafia capitale a un convegno del Pd, cosa mai accaduta prima). Ma di fronte all’evidenza non può girarsi dall’altra parte. Prima che un caso giudiziario quello Marino è un caso morale e politico. Quanto deve ancora sputtanare la capitale d’Italia e il Pd prima che Matteo Renzi e Matteo Orfini si decidano ad allontanarlo? La difesa fin qui tenuta, “è perbene”, ormai fa acqua da ogni parte.

L’altra linea del Piave è caduta da qualche settimana. Renzi e Orfini, pure perplessi entrambi ormai sul sindaco, allargavano le braccia: “c’è il Giubileo, non possiamo sostituire un sindaco di Roma mentre è in corso. Sarebbe sgarbo al Vaticano…”. Ormai è chiaro che se cade la giunta di Roma si fa un favore e non un dispetto oltre Tevere. Papa Francesco non sopporta più Marino e ha sputtanato il sindaco “imbucato” in diretta mondiale dall’aereo che lo riportava in Italia dagli Stati Uniti. Il sindaco di Roma ha pure risposto con sgarbo al pontefice, e i rapporti personali sono ormai compromessi. Un assessore qualche giorno dopo ha pure pensato bene di tirare una bestemmia in consiglio comunale: a questo punto la caduta della giunta di Roma aiuterebbe il buon svolgimento del Giubileo. Con un commissario tutto filerebbe liscio. E allora, cari Mattei, e soprattutto signor presidente del Consiglio, dàje! E’ venuto il momento per cambiare verso a Roma…

 

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